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Seno asportato dopo test genetico: prevenire è meglio che curare?

E' successo in Italia, al Policlinico San Matteo di Pavia. Dopo un test genenetico predittivo che "prevedeva" che prima o poi si sarebbe ammalata di cancro al seno, una donna ha deciso per una mastectomia bilaterale.

La madre era morta di cancro, la sorella si era ammalata due anni prima (ma poi era guarita), lei invece si è sottoposta ad un "test genetico" ed è risultata "positiva". Significa che, dagli esami, secondo la scienza attuale e i medici, prima o poi si sarebbe potuta ammalare.
Ha fatto una scelta. Per non rischiare di ammalarsi di cancro al seno si è sottoposta alla asportazione dei due seni. Da sana, ovviamente.
Raccontano le cronache che l'11 febbraio questa donna ha deciso di rinunciare ai suoi seni sani sostituendoli con una ricostruzione che ne conserva cute e capezzoli, grazie ad una tecnica chirurgica particolare e "mini invasiva". L'intervento è stato eseguito al Policlinico San Matteo di Pavia.
Il fatto che si incomincino ad eseguire interventi "preventivi" dopo "test genetici" deve far riflettere perché potrebbe portare il nostro modo di pensare la medicina e la scienza medica in funzione "predittiva" come ne "Il mondo nuovo" di Aldous Huxley.
Una conseguenza naturale di questo trend potrebbe essere infatti, come prevedono gli esperti con una certa preoccupazione (se non orrore), una selezione "genetica" dei nuovi nati, proprio in base alle "predizioni genetiche". La cosa non scandalizza neppure più tanto, ed è questo il pericolo.
Considerare l'attendibilità di un test come "fatale" e dalle conseguenze "ineludibili" porta ad una "religiosità scientifica" estremamente pericolosa.
Come dicevano i nonni 1.0 è inutile "fasciarsi la testa prima di essersela rotta", anche se lo prevede un test.

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