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Scoperto interruttore cellulare che disattiva i killer naturali dei tumori

Uno studio italiano ha scoperto che non solo i linfociti T ma anche le cellule Natural Killer (NK) hanno un recettore inibitorio (PD-1)che impedisce loro di uccidere i tumori. La ricerca rivela però che è così possibile estendere la terapia con anticorpi anti-PD1 per sconfiggere i tumori.

Le cellule Natural Killer (o cellule NK o Linfociti NK) sono cellule del sistema immunitario che vanno a riconoscere e distruggere le cellule tumorali e quelle infette da virus. Le Natural Killer sono le uniche cellule del sistema immunitario che non vengono prodotte durante la vita dell'organismo, poiché si formano durante la 12esima settimana di sviluppo dell'embrione. Le NK inoltre non necessitano di attivazione e sono in grado di produrre citochine, come l'interferone gamma (che attiva i macrofagi) e il fattore di necrosi tumorale (che regola la cellule del sistema immunitario).

Uno studio dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, condotto insieme al dipartimento di medicina sperimentale dell'Università degli studi di Genova e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Journal of Allergy and Clinical Immunology, ha dimostrato che in pazienti con tumore queste cellule NK esprimono sulla loro superficie un recettore inibitorio (un vero e proprio interruttore cellulare) chiamato PD-1. I ricercatori hanno scoperto quindi che quando le cellule NK attaccano quelle tumorali per ucciderle, vengono frenate perché il recettore PD-1 interagisce con molecole presenti sulla superficie esterna delle cellule tumorali (PDL-1) "spegnendo" le cellule NK.

L'ovvia conseguenza è che un importante e naturale meccanismo di difesa viene così disattivato e il tumore è quindi in grado di crescere liberamente. Perché si attivi questo recettore inibitorio PD-1 non è ancora chiaro, mentre lo studio "rivela come tumori controllabili prevalentemente dalle cellule NK siano possibili candidati per la terapia con anticorpi anti-PD1" spiega Alessandro Moretta, direttore dei laboratori di istologia dell'Università di Genova.

Il recettore PD-1 era stato infatti già scoperto in precedenza sui linfociti T, in grado anch'essi di uccidere le cellule tumorali. Tuttavia, in molti casi, i tumori, soprattutto quelli più aggressivi, riescono a eludere l'attacco da parte dei linfociti T, ma sono ancora aggredibili dalle cellule NK. "La novità del nostro studio sta nell'aver dimostrato che l'interruttore PD-1 è presente anche sulle cellule NK di pazienti con tumore" evidenzia Emanuela Marcenaro dell'Università degli studi di Genova.

Per confermare comunque che il trattamento anticorpi anti-PD1 sia potenzialmente valido "sono necessari ulteriori studi in laboratorio per chiarire quali tumori possano trarre beneficio da questa terapia" avverte il professor Lorenzo Moretta, direttore del dipartimento dei laboratori e immunologica e responsabile dell'area di ricerca di immunologia del Bambino Gesù.

"Ad ogni modo, posso affermare - conclude - che i risultati ottenuti con anticorpi anti-PD-1 sono straordinari e hanno rivoluzionato la prognosi di tumori particolarmente aggressivi. Pertanto, la comprensione del meccanismo d'azione del PD-1 e l'identificazione delle cellule delle nostre difese immunitarie coinvolte in questo meccanismo permetteranno progressi decisivi nella lotta contro alcuni tumori".

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