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Nastro Rosa 2015: proteste per pinkwashing LILT - Peugeot, con seno di Anna Tatangelo

Anna Tatangelo presta il proprio "seno florido" per la campagna Nastro Rosa 2015 della LILT (Lega italiana per la lotta contro i tumori) e scatena le reazioni delle Amazzoni Furiose, donne che hanno vissuto o vivono il cancro al seno. Il gruppo di donne non critica solamente "l'immagine sessualizzata e trivializzante della malattia" ma anche la partnership tra LILT e Peugeot che "si configura chiaramente come un caso di pinkwashing, termine con cui si indica la pratica di pubblicizzare e/o vendere prodotti che aumentano il rischio di ammalarsi di cancro al seno"

Bufera sulla campagna LILT (Lega italiana per la lotta contro i tumori) contro il cancro al seno, con Anna Tatangelo fotografata in quello che doveva rappresentare "un abbraccio protettivo a seno nudo" ma che ha scatenato l'indignazione in particolare delle Amazzoni Furiose, donne che hanno vissuto o vivono la malattia. In una lettera aperta indirizzata al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, le Amazzoni Furiose "desiderano esprimere profondo sconcerto di fronte alla campagna Nastro Rosa 2015, la cui testimonial è una nota cantante ritratta a torso nudo, con le braccia a coprirne in parte i seni", sottolineando: "Una posa che rappresenta un salto di qualità, di segno negativo, rispetto alle edizioni precedenti della campagna". Alla Lorenzin il gruppo di donne denuncia infatti come "la campagna punta ad offrire un'immagine sessualizzata e trivializzante della malattia, utilizzando in maniera pretestuosa l'invito a 'fare prevenzione' " sottolineando quindi che "anche a livello nazionale la LILT ha scelto di avvalersi di un uso strumentale del corpo femminile, come è già accaduto negli anni scorsi per campagne di gusto per lo meno dubbio, quali quelle promosse ad esempio dalla sezione di Torino che, nell'ottobre del 2014, ha patrocinato l'iniziativa Posso toccarti le tette?".

Le Amazzoni Furiose rammentano al ministro della Salute che "solo nel 2012 sono morte di cancro al seno 12.004 donne (dati Istat) e nel 2014 si sono registrate 48.200 diagnosi tra la popolazione femminile del nostro paese (dati Aiom-Airtum)" e che "la patologia colpisce, inoltre, sebbene in misura minore rispetto alle donne, anche gli uomini". Nel ricordare che "i programmi di screening si rivolgono alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni alle quali si raccomanda di effettuare una mammografia ogni 2 anni", il gruppo di donne domanda quindi alla Lorenzin: "Cosa ha a che fare l'immagine di una donna chiaramente al di sotto della fascia d'età per la quale sono designati i programmi di screening con la 'prevenzione' ? Perchè concentrare l'attenzione del pubblico sul suo décolleté florido (a cui fanno da contorno gli addominali scolpiti) se il rischio di morte si presenta solo nel caso in cui la patologia interessi altri organi?", cioè ossa, fegato, cervello e polmoni nella maggioranza dei casi.

Le Amazzoni Furiose quindi proseguono: "Una risposta la offrono i marchi di noti prodotti di consumo in calce al manifesto che pubblicizza la campagna" Nastro Rosa 2015. "Tra questi, quello della nota casa automobilistica Peugeot. - aggiungendo - Studi scientifici recenti dimostrano l'elevata incidenza del cancro al seno tra le donne impiegate nella produzione di materie plastiche per il settore automobilistico. Evidenze che hanno portato, nel 2014, l'American Public Health Association a chiedere alle massime autorità sanitarie degli Stati Uniti di porre in essere politiche di prevenzione atte a ridurre drastricamente l'esposizione sui luoghi di lavoro a sostanze associate al cancro al seno". Il gruppo di donne denunciano inoltre: "La partnership tra LILT e Peugeot si configura chiaramente come un caso di pinkwashing, termine con cui si indica la pratica di pubblicizzare e/o vendere prodotti che aumentano il rischio di ammalarsi di cancro al seno, attraverso ingredienti e/o processi di lavorazione, collegandoli a campagne di sensibilizzazione o a raccolte fondi per la ricerca. Una strategia di marketing tristemente diffusa e che risulta estremamente efficace proprio perchè il cancro al seno offre la possibilità di esporre il seno femminile per finalità benefiche, attirando così l'attenzione del pubblico di ambo i sessi". Le Amazzoni Furiose chiedono quindi al ministro della Salute Beatrice Lorenzin "il ritiro della campagna Nastro Rosa 2015 che consideriamo lesiva della dignità e della salute delle donne".

Anna Tatangelo deve forse aver saltato nella lettera la parte sul pinkwashing, soffermandosi in particolare alle critiche che le sono state rivolte per aver prestato "i suoi addominali scolpiti e il suo seno florido" alla campagna Nastro Rosa 2015. Su Facebook, Anna Tatangelo si dice quindi "dispiaciuta ma anche un po' indignata", sostenendo che "il tumore riguarda tutti e la prevenzione deve interessare tutte le età, soprattutto le ragazze", precisando: "Ricordo che sono stata scelta anche per questo, perché ho 28 anni e sono una donna e una mamma che sostiene uno stile di vita sano per se stessa e suo figlio".

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