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Cancro, p53: una P38 contro le cellule tumorali

Scoperto un peptide in grado di indurre la morte delle cellule tumorali e di bloccare la crescita di tumori nel topo. La ricerca italiana riporta sugli altari la "proteina p53", un importante soppressore tumorale messo un po' da parte per la difficoltà nel controllarlo farmacologicamente. Su Cancer Research pubblicata la nuova ricerca italiana.

Una nuova speranza per il cancro si chiama p53. In realtà chi si occupa dell'argomento sa che le speranze di usare questa proteina contro i tumori si erano un po' affievolite quando i tentativi di "controllarla" erano risultati piuttosto tossici. Eppure la proteina p53 è uno dei più importanti soppressori tumorali legati al controllo dello sviluppo e della progressione della malattia. Nelle ricerche si è sempre notato infatti come questa proteina sia inattiva o alterata in quasi tutti i tumori umani. Ma le speranze sulla p53 si sono riaccese recentemente con un articolo pubblicato su "Cancer Research" intitolato "Targeting the MDM2/MDM4 Interaction Interface as a Promising Approach for p53 Reactivation Therapy" a firma di Marsha Pellegrino, Francesca Mancini, Rossella Lucà, Alice Coletti, Nicola Giacchè, Isabella Manni, Ivan Arisi, Fulvio Florenzano, Emanuela Teveroni, Marianna Buttarelli, Laura Fici, Rossella Brandi, Tiziana Bruno, Maurizio Fanciulli, Mara D'Onofrio, Giulia Piaggio, Roberto Pellicciari, Alfredo Pontecorvi, Jean Christophe Marine, Antonio Macchiarulo, e Fabiola Moretti. Il lavoro ha visto la collaborazione di ricercatori dell'Università di Perugia, dell'Università Cattolica di Roma, dell'Istituto Regina Elena di Roma, dell'Istituto Europeo per la ricerca sul cervello (EBRI)-Rita Levi Montalcini, dell'Università di Leuven in Belgio ed è stato realizzato grazie al supporto dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).

La nuova ricerca dell'Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr) riparte dagli studi precedenti sulla P53 per scoprire come riattivare questa proteina utile per la cura del cancro. "Grazie a tecniche di biologia molecolare e cellulare è stata individuata una sostanza (un peptide) in grado di riattivare il soppressore tumorale p53, portando alla morte le cellule cancerose. In sintesi, questo peptide riesce ad annullare la collaborazione tra gli inibitori MDM4 e MDM2 che disattivano p53 rendendolo inefficace", spiega Fabiola Moretti dell'Ibcn-Cnr che guida il gruppo di ricerca. Sul sito dell'Ibcn-Cnr si legge della nuova strategia molecolare per la riattivazione del soppressore tumorale p53. I ricercatori riescono a spiegare semplicemente il meccanismo alla base della loro ricerca: "In questi anni sono state sviluppate molte terapie per riattivare p53 nei tumori, principalmente mediante la 'liberazione' di p53 dai suoi due inibitori MDM4 e MDM2. Purtroppo, la maggior parte di tali terapie è incapace di bloccare simultaneamente i due inibitori. In aggiunta, una prima sperimentazione clinica ha rivelato una forte tossicità di una di queste terapie, dovuta al danneggiamento di alcuni tessuti sani. (...) Un gruppo di ricercatrici guidato dalla Dr.ssa Moretti ha pensato di riattivare p53 mediante un nuovo approccio, cioè 'interrompendo' la collaborazione tra i due inibitori. Grazie a diversi sistemi sperimentali, è stato individuato una sostanza (un peptide) in grado di indurre la morte delle cellule tumorali e di bloccare la crescita di tumori nel topo. Inoltre, tale peptide è inattivo sulle cellule normali finora analizzate, facendo ipotizzare che questa nuova strategia possa essere ben tollerata dai tessuti sani".

L'Airc spiega l'azione della proteina p53 in suo articolo: "In esperimenti in vitro, quando il peptide è stato somministrato alle cellule tumorali, p53 ha potuto esplicare la propria azione ed esse sono morte; in un analogo esperimento in vivo sembra che in presenza del peptide la crescita tumorale sia stata rallentata. Inoltre il peptide sembra non avere effetti tossici sulle cellule sane. Quanto scoperto ha permesso di individuare nel punto di interazione tra MDM2 e MDM4 un possibile nuovo bersaglio terapeutico per indurre la morte delle cellule tumorali mediata da p53". Riuscirà la proteina p53 ad essere micidiale e precisa come una famigerata Walther P38 sulle cellule tumorali? Con questo nuovo approccio molecolare sembra proprio di sì.

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