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Tubercolosi: un caso in centro d'accoglienza (Cara) a Civitavecchia

In un "Cara", cioè un "centro d'accoglienza per richiedenti asilo" di Civitavecchia si sarebbe verificato un caso di tubercolosi. Un cittadino di 35 anni originario del Ghana è stato ricoverato allo Spallanzani di Roma. Ma il centro sembra che non chiuderà per il caso di TBC.

La tubercolosi non è una malattia del passato, quella "consunzione" a cui si erano rassegnati i nostri nonni fino a che Robert Koch non isolò il Mycobacterium tuberculosis, il batterio che causa la TBC nel 1882, è ancora in mezzo a noi. La famigerata TBC nel terzo millennio continua a mietere vittime in tutto il mondo e non solo nei Paesi più poveri. La TBC sta "evolvendo", si sta "modernizzando" anche con "versioni" estremamente resistenti ai farmaci. Esiste addirittura una forma di tubercolosi "totalmente resistente ai farmaci (TDR-TB)" che come scrive Wikipedia (http://is.gd/YE23Jr) "è resistente a tutti i farmaci ed è ritenuta incurabile". E' notizia di questi giorni che un caso di tubercolosi polmonare è stato identificato in un Cara (centro d'accoglienza per richiedenti asilo) di Civitavecchia. Pare che un immigrato originario del Ghana si sia sentito male e sia stato ricoverato allo Spallanzani di Roma dopo essere stato portato al S. Paolo di Civitavecchia per un malore. I medici hanno segnalato il caso di TBC alla ASL e sembra abbiano proposto la chiusura del Cara di Civitavecchia. Secondo l'agenzia ANSA che scrive che gli immigrati presenti nel Centro di accoglienza di Civitavecchia sarebbero "soprattutto immigrati provenienti da Lampedusa" cita però una dichiarazione del responsabile del centro che dice: "Non esiste il rischio chiusura, il caso è stato scoperto subito e gli altri stanno bene" (http://is.gd/MbiHSJ).

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