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Polpette Ikea con carne di cavallo. Stop vendita in Italia

Dopo lasagne, ravioli e tortellini, scoperta carne di cavallo anche nelle famose polpette di Ikea, che dovrebbero contenere solo carne suina e di bovino. Ikea blocca la vendita in 13 Paesi, tra cui l'Italia.

Dopo le lasagne, i tortellini ed i ravioli , anche nelle polpette di Ikea è stata trovata carne di cavallo, nonostante l'etichetta non informi della presenza di tale alimento. A quanto sembra, riporta repubblica.it, oltre che nei negozi svedesi, sarebbe stata trovata carne di cavallo anche nelle polpette della rivendita di Brno, nonostante queste dovrebbero contenere solo carne di bovino e di suino. Ikea avrebbe quindi sospeso la distribuzione delle sue celebri polpette in ben 13 Paesi, tra cui l'Italia. Il problema principale risiede non tanto (nonostante sia grave) nel fatto che dentro un alimento ci sia della carne non indicata in etichetta ma nel dubbio che tale carne che non doveva essere presente non sia stata sottoposta a tutti i controlli igenico sanitari per la messa in commercio. La Coldiretti rinnova quindi l'invito a mettere a punto "interventi strutturali come l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti". La Coldiretti aveva già reso noto come "in Italia sono stati prodotti nei macelli 16,5 milioni di chili di carne equina (per la maggioranza di cavallo) nel 2012 ma si stima che appena il 25 per cento derivi da animali nati, allevati e macellati a livello nazionale mentre la stragrande maggioranza viene dall'estero" spiegando che "la produzione nazionale è del tutto insufficiente per soddisfare il fabbisogno interno ed in Italia nel 2012 -sottolinea la Coldiretti - sono stati importati 30 milioni di chili di carne di cavallo senza l'obbligo di indicarne la provenienza in etichetta nella vendita al dettaglio tal quale o come ingrediente nei prodotti trasformati". La Coldiretti sottolinea quindi come "quasi la metà sono arrivati dalla Polonia, ma anche da Francia e Spagna mentre poco più di un milione di chili proviene dalla Romania che sembra essere uno dei principali imputati dell'horsegate che sta sconvolgendo l'Europa". La Coldiretti ricorda come "in Italia lo scambio di carni all'insaputa dei consumatori è vietato dal decreto legislativo 109 del 1962 che obbliga ad indicare in etichetta la specie animale da cui proviene la carne utilizzata come ingrediente, ma lo scandalo ripropone l'esigenza di una accelerazione nell'entrata in vigore di una legislazione più trasparente sulla etichettatura della carne e degli altri alimenti a livello comunitario" visto che "ad oggi nell'Unione Europea è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza della carne bovina dopo l'emergenza mucca pazza, ma non quella della carne di maiale o di coniglio e cavallo - precisando - L'etichetta di origine rappresenta una garanzia di informazione per i consumatori, ma grazie alla tracciabilità anche una protezione nei confronti di frodi e truffe che si moltiplicano nel tempo della crisi in cui si registra il ritorno di reati come l'abigeato e la macellazione clandestina". La Coldiretti pubblica quindi un elenco di tutti quei prodotti che non sono obbligati ad avere una etichetta che indica l'origine dell'alimento, e sono: pasta, carne di maiale e salumi, carne di coniglio e cavallo, frutta e verdura trasformata, derivati del pomodoro diversi da passata, formaggi, derivati dei cereali (pane, pasta), carne di pecora, agnello, latte a lunga conservazione. La Coldiretti riflette quindi come "negli ultimi anni si è assistito al moltiplicarsi delle emergenze alimentari" e denuncia che nonostante questo in Europa "si procede con estrema lentezza anche per effetto della pressione delle lobby, con il Regolamento (Ue) n. 1169-2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori approvato nel novembre 2011 che entrerà in vigore solo il 13 dicembre 2014 per l'obbligo di indicare in etichetta l'origine delle carni suine, ovine, caprine e dei volatili mentre per le carni diverse come quella di coniglio e per il latte e formaggi tale data rappresenta solo una scadenza per la presentazione di uno studio di fattibilità"

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