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Antitrust, TPL: Italia la peggiore in UE, 70% perdite nel Lazio. Aprire a concorrenza

L'Antitrust rivela che il trasporto pubblico locale ha "performance insoddisfacenti, rispetto ai principali Paesi europei" e che "a volte l'offerta è peggiore proprio nelle zone frequentate dagli utenti con redditi minori". In vista delle riforma dei servizi pubblici locali, l?Agcm chiede quindi di aprire alla concorrenza "nel" mercato del TPL.

Proprio mentre oggi i lavoratori Atac a Roma iscritti alla Ugl incroceranno le braccia per 4 ore a partire "casualmente con il calcio d'inizio della partita Italia Belgio degli Euro 2016", come aveva osservato Roberto Giachetti, l'Antitrust ha reso noti i risultati di un'indagine conoscitiva effettuata sul trasporto pubblico locale. L'autorità garante del mercato e della concorrenza osserva infatti che "oltre alle performance insoddisfacenti, rispetto ai principali Paesi europei, emergono gravi squilibri strutturali tra cui: investimenti insufficienti in infrastrutture; parco rotabile obsoleto; notevoli divari territoriali, per cui gli utenti di alcune Regioni, soprattutto centro-meridionali, hanno accesso a meno servizi e di qualità peggiore, senza peraltro pagare prezzi inferiori". L'Agcm sottolinea inoltre che "quasi il 70% delle perdite del settore, considerando le società a partecipazione pubblica, riguarda la Regione Lazio".

Ma non solo. L'Antitrust evidenzia che c'è disparità di trattamento nel trasporto pubblico anche in base al reddito. Anche se il costo biglietto è uguale sia per ricchi che per poveri l'Authority segnala infatti che "nei grandi centri urbani il fondamentale diritto alla mobilità non è assicurato in modo uniforme: anzi, a volte l'offerta è peggiore proprio nelle zone frequentate dagli utenti con redditi minori".

In sostanza "nonostante i rilevanti esborsi di denaro pubblico, non c'è equità sostanziale nell'accesso ai servizi di TPL né sono state intraprese politiche efficaci per sviluppare la mobilità sostenibile". E questo non perché mancherebbero i mezzi. In Italia infatti "l'offerta complessiva dei servizi di TPL è in media sovradimensionata rispetto alla domanda effettiva, che spesso rimane però insoddisfatta" viene rivelato.

L'Antitrust osserva quindi che "i servizi di TPL sono ancora, in prevalenza, gestiti in base a contratti in esclusiva affidati direttamente a imprese partecipate dagli enti locali o, nel caso del ferro, a Trenitalia" e che "sono state fatte poche gare, spesso male". Viene evidenzianto quindi che "l'apertura alla concorrenza del settore potrebbe contribuire in modo rilevante a risolvere i problemi riscontrati, in modo da allentare la pressione sulla spesa pubblica ma garantendo anche un più ampio godimento del diritto alla mobilità".

Attualmente in Parlamento è in discussione la riforma dei servizi pubblici locali, e l'Antitrust suggerisce quindi quattro linee di intervento. In primis si chiede "un 'salto di qualità' nella fase di programmazione dei servizi: a partire da linee guida dello Stato centrale (per correggere le sperequazioni), le amministrazioni devono chiedersi qual è il modo migliore (treno, autobus, servizi non di linea, servizi a chiamata, servizi commerciali, da affiancare eventualmente a sgravi fiscali o rimborsi per le categorie più svantaggiate) per soddisfare la domanda, in modo da gravare il meno possibile sulla spesa pubblica, garantendo però un accesso effettivo all'uso del mezzo pubblico.

In secondo luogo l'Agcm invita ad un maggiore "ricorso alle gare con meccanismi volti a responsabilizzare le amministrazioni", sottolineando poi che queste gare devono ovviamente "garantire un'ampia partecipazione". Infine "va sviluppata la concorrenza 'nel' mercato", finora poco diffusa "perché ritenuta - erroneamente - una modalità che non consente di perseguire obiettivi sociali" conclude l'Authority.

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