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Traffico migranti: 23 arresti. Dai finti matrimoni al sospetto su tratta organi

Arrestat3 23 persone, tra cui anche un italiano, per il traffico di migranti. Secondo le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia di nazionalità eritrea, l'organizzazione criminale avrebbe ucciso i migranti che non potevano pagare la traversata, per rivendere a terzi gli organi.

Conclusa l'operazione "Glauco 3", condotta dalle Squadre mobili di Palermo e Agrigento in collaborazione con gli agenti del Servizio centrale operativo (Sco) di Roma, che ha portato all'arresto di 23 persone per traffico di esseri umani e droga, anche se in totale sono 38 le ordinanze di custodia cautelare in carcere. Dietro le sbarre sono finiti 13 cittadini eritrei, 9 etiopi e un italiano, mentre altri 15 nordafricani sono risultati irreperibili sul territorio nazionale e nei loro confronti saranno avviate le procedure di estensione dei provvedimenti in campo internazionale, come riferisce la Polizia. Gli arresti sono stati eseguiti nelle province di Roma, Viterbo, Agrigento, Palermo, Catania, Trapani, Milano, Lecco, Macerata e Genova. Eseguito anche il sequestro preventivo di alcune quote societarie e di tre esercizi commerciali.

Le indagini, iniziate nel maggio 2015, hanno permesso di scoprire che l'organizzazione criminale faceva entrare illegalmente, passando per l'Italia, migliaia di migranti africani con la promessa che avrebbero raggiunto il Nord Europa. L'attività investigativa è stata supportata dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia di nazionalità eritrea, arrestato durante la prima fase dell'operazione "Glauco". A rendere il traffico di esseri umani ancor più agghiacciante anche il fatto che, secondo quanto riferito dal collaboratore di giustizia, i trafficanti avrebbero ucciso diversi migranti non in grado di pagare la traversata per poi rivendere a degli egiziani gli organi.

Attualmente comunque gli indagati sono "solo" accusati, a diverso titolo, dei reati, aggravati dal carattere transnazionale, di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e all'esercizio abusivo dell'attività di intermediazione finanziaria, riciclaggio e truffa ai danni dello Stato, nonché di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale e spaccio di sostanze stupefacenti.

Scoperta infatti una remunerativa attività di spaccio svolta dall'organizzazione che importava dall'Etiopia il Khat (Catha edulis), un nuovo tipo di droga ricavata dalle foglie di un arbusto, la cui assunzione provoca stati di eccitazione ed euforia che portano alla dipendenza.

Ricostruiti dalla Polizia inoltre anche i flussi di denaro generati dall'attività del network criminale. La centrale delle transazioni finanziarie era un negozio etnico di profumi all'interno del quale, il 13 giugno scorso, sono stati sequestrati 526mila euro e 25mila dollari in contanti, insieme ad un libro mastro contenente nomi e numeri di telefono. Le transazioni avvenivano con il metodo della Hawala, basato sul trasferimento fiduciario del denaro. Per regolarizzare la posizione dei migranti irregolari, l'organizzazione utilizzava anche finti matrimoni posti in essere con cittadini compiacenti, e finti ricongiungimenti familiari.

L'organizzazione criminale sarebbe diretta da Mered Medhanie, il criminale libico arrestato a maggio in Sudan che però si professa innocente. Anche la stampa britannica, dopo la cattura, aveva sollevato diverse perplessità sull'identità dell'uomo, che dice di chiamarsi invece Mered Tesfamarian. A metà giugno il gip aveva comunque convalidato l'arresto ed oggi Mered Medhanie comparirà davanti al giudice dell'udienza preliminare di Palermo per la richiesta di rinvio a giudizio.

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