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Genoa Siena sospesa: ultrà comandano "via maglie". Vergogna al Marassi

La partita Genoa Siena è stata sospesa per circa 45 minuti a causa di un gruppo di ultrà del Genoa che ha costretto i giocatori a togliersi le maglie. Uno spettacolo "vergognoso", come lo definisce Petrucci.

Un'altra pagina buia è stata scritta nella storia del calcio italiano. Quello che è successo domenica allo stadio Marassi può infatti essere descritto solamente con una parola, che è quella della "vergogna". Vergogna per come si sono comportati alcuni "tifosi" del Genoa e "vergogna" per il fatto che nessuno sia riuscito a contrastarli, nemmeno moralmente.
Dopo la quarta rete del Siena ad opera di Giorgi, che segue la doppietta di Brienza e il gol di Destro, un gruppo di ultrà del Genoa, che rischia la retrocessione in B, mette in campo, è proprio il caso di dirlo, uno spettacolo pietoso. Non solo petardi e fumogeni che costringono l'arbitro Tagliavento a sospendere la gara per oltre 40 minuti, ma anche l'imperante richiesta da parte di questi "tifosi", che invadono la zona dei distinti facendo scappare dagli spalti famiglie con bambini, di vedere i giocatori del Genoa senza maglia, perché a loro giudizio non la onorerebbero. Parlare di "onore" in una situazione grottesca come questa sembra ridicolo, ma molti calciatori del Genoa accettano l'imposizione (http://www.youtube.com/watch?v=RwRQrTx5zsE), e uno dopo l'altro, si sfilano la maglia per consegnarla al capitano Marco Rossi, che le impila una sopra l'altra, dopo un tentativo di dialogo con gli ultrà.
A cercare di calmare gli animi anche Giuseppe Sculli, che va incontro agli ultrà che nel frattempo si sono avvicinati al tunnel che porta le squadre negli spogliatoi. Sculli sarà uno dei pochi che si rifiuterà di togliersi la maglia del Genoa, insieme a Frey. Giandomenico Mesto ha invece una crisi di nervi e scoppia a piangere. Sul campo anche il presidente del Genoa Enrico Preziosi, ma la sua presenza non riesce a sbloccare la situazione. La partita riprende dopo circa 45 minuti di tensione altissima, tanto che non è ancora ben chiaro se il gioco sia ricominciato a seguito di altre insistenti "richieste". In campo, comunque, nessun entusiasmo, e la partita finisce con un'autorete di Del Grosso (Siena 4, Genoa 1).
Immancabili le polemiche, con Prezioni che tuona: "Dispiace che 60, 100 persone al massimo hanno l'impunità di dire e fare quello che gli pare senza che si possano controllare e mandare a casa. Non è possibile che si impadroniscano dello stadio e impongano la loro legge - e aggiunge - Io vorrei chiedere allo Stato come mai solo 10 poliziotti di fronte a questa massa di persone che hanno il sopravvento e che hanno imposto a noi dei comportamenti anti-sportivi. Questa gente deve andare in galera, sono il male di Genova ed ora mi aspetto una risposta della polizia perché sono stati inquadrati non per gli insulti nei miei confronti, perché hanno impedito lo svolgimento di un evento sportivo. Basta permissivismo con questa gente".
Il questore di Genova Massimo Mazza precisa però che la polizia è stata chiara nello spiegare alla società che "consegnare le maglie era cedere a comportamento ricattatorio - sottolineando - Eravamo in grado di assicurare la sicurezza. Il vicario ha riferito alla società del Genoa, che ha deciso autonomamente".
Mazza quindi conclude: "Ora servirà individuare il tipo di reato e di responsabilità, perché questa è individuale: va capito chi ha fatto cosa. Il nostro impegno si è svolto affinché la partita potesse riprendere e dare soddisfazione ai tifosi che sarebbero stati ingiustamente penalizzati".
"La maglia è il simbolo intangibile di una squadra e non può essere nè offesa nè vilipesa o, tantomeno, oggetto di trattative - tuona anche il presidente del CONI, Gianni Petrucci - Aver chiesto e acconsentito di far togliere le maglie ai giocatori del Genoa rappresenta un sacrilegio sportivo di cui i colpevoli dovranno rispondere in ogni sede".
Se da una parte Petrucci attacca gli ultrà, affermndo che "non è più tollerabile che il calcio possa essere infangato, colpito e avvelenato dagli incivili comportamenti di certi pseudo-tifosi che spadroneggiano negli stadi a dispetto di norme e leggi che andrebbero applicate con rigore e severità senza tolleranze di alcun genere" dall'altra punta il dito anche contro "certi dirigenti che cercano in ogni occasione il sistema per aggirare le regole, modificarle a proprio piacimento, finalizzando tutte le loro iniziative all'interesse personale contro ogni principio etico e morale - sostenendo - E' giunto il momento che le società di vertice recuperino rapidamente una leadership credibile e autorevole e con poteri diversi dall'attuale governance".
Prezioni, d'altro canto, afferma di non "temere" gli ultrà anche se si augura che ci sia una "squalifica del campo, così andiamo a giocare fuori e troviamo un po' di serenità". Fino almeno alla prossima partita al Marassi.

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