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Biotestamento: ora serve domiciliarità nel fine vita, dice CGIL

La CGIL sull'approvazione del biotestamento.

«Finalmente si dà merito alla lunga battaglia parlamentare per la dignità del fine vita iniziata nel 1985 da Loris Fortuna. Dopo un dibattito parlamentare che come triste consuetudine, anche su un tema tanto delicato non ha risparmiato bassezze, approssimazioni e vere e proprie menzogne, è stato raggiunto un risultato in sintonia con la realtà, di grande importanza sui fronti della laicità dello Stato, della dignità e libertà e dell'autodeterminazione della persona», dichiara in una nota il segretario confederale della CGIL Rossana Dettori e la responsabile Ufficio Nuovi diritti della Cgil Maria Gigliola Toniollo, commentandi l'approvazione della legge sul testamento biologico e le Disposizioni Anticipate di Trattamento.

«Poiché ai medici si riconosce la possibilità di esercitare l'obiezione di coscienza, la volontà del paziente potrebbe non essere sempre e comunque rispettata e attuata», avvertono.
«Si apre ora - aggiungono - una prospettiva umanitaria di lavoro e di impegno rispetto a grandi questioni come il dolore del paziente, tema ancora oggi troppo rimosso e ignorato, e alla necessità di organizzare soluzioni che, se la persona lo desidera, portino alla domiciliarità nel fine vita».

«Nel ricordare chi tanto ha sofferto e si è battuto, come Piergiorgio Welby, Luca Coscioni, Fabiano Antoniani, Dominique Velati, Beppino Englaro e tante altre vite, riteniamo che questa giornata dimostri come la volontà politica, quando sostenuta e motivata da atti responsabili e da una sincera determinazione, possa portare a preziosi risultati», concludono Dettori e Toniollo. «Ci auguriamo vivamente pertanto che la stessa fermezza sia messa in atto fino in fondo anche per l'approvazione immediata di un'altra legge di grande valore umanitario, quella sullo ius soli et culturae».

© riproduzione riservata | online: | update: 14/12/2017

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