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Terrorismo ISIS, Gentiloni: siamo sotto attacco e dobbiamo combattere

Se l'Italia non è ancora ufficialmente in guerra deve comunque "combattere". Dopo un periodo di incertezza, soprattutto comunicativa, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si sbilancia e nel corso della direzione del PD dichiara: "Siamo sotto attacco e dobbiamo combattere, non va fatto del buonismo nei tempi di Daesh"

Se l'Italia non è ancora ufficialmente in guerra deve comunque "combattere". Dopo un periodo di incertezza, soprattutto comunicativa, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si sbilancia e nel corso della direzione del PD dichiara: "Siamo sotto attacco e dobbiamo combattere, non va fatto del buonismo nei tempi di Daesh (Stato Islamico, ndr), - aggiungendo - non c'è alcuna riluttanza all'impegno militare del nostro Paese contro il terrorismo". Finora era stata solo il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ad ammettere la possibilità di "un rafforzamento dell'intervento in Iraq", escludendo invece un intervento in Siria. Per la Pinotti, infatti, "bombardare non è più un tabù" mentre sarebbe un'altra italiana, Federica Mogherini, a coordinare gli eventuali aspetti civili e militari delle missioni UE, in base al Trattato di Lisbona il cui articolo 42.7 è stato evocato da Francois Hollande dopo gli attentati a Parigi del 13 novembre chiedendo ai membri dell'unione "aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso". Matteo Renzi continua invece a rimanere cauto sull'intervento militare e pur ammettendo che "l'Italia non è un Paese che si tira indietro" precisa che "non possiamo permetterci una Libia bis".

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