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Sud Sudan, Medici con l'Africa: in Equatoria Occidentale 30.000 sfollati

Questa mattina è precipitato un aereo cargo in Sud Sudan e non si esclude che possa essersi trattato di un attentato terroristico. In Sud Sudan, infatti, ufficialmente la guerra civile è terminata ma di fatto continua aggravando una già pesante crisi economica e minando "alla radice il travagliato percorso verso lo sviluppo del Paese" come denuncia Medici con l'Africa Cuamm che avverte: "Nell'Equatoria Occidentale ci sono almeno 30mila sfollati".

Questa mattina è precipitato un aereo cargo in Sud Sudan e non si esclude che possa essersi trattato di un attentato terroristico visto che le autorità governative ipotizzanon che a bordo del veivolo potevano esserci appartenenti agli Shabaab (le milizie somale islamiste) che cercavano di raggiungere lo Stato Islamico. Mentre l'attenzione dei grandi media mainstream si focalizza sulla Siria e sull'Iraq, le infiltrazioni terroristiche sembrano però raggiungere persino quei luoghi come il Sud Sudan che "ha problemi così gravi che le autorità non riescono a pensare che il terrorismo possa aggiungersi a quelli già presenti" come sottolinea una fonte locale all'agenzia di stampa Fides. In Sud Sudan, infatti, ufficialmente la guerra civile è terminata ma di fatto continua aggravando una già pesante crisi economica e minando "alla radice il travagliato percorso verso lo sviluppo del Paese" come denuncia Medici con l'Africa Cuamm. In una nota l'Ong italiana, nata nel 1950 con il nome Cuamm (Collegio Universitario Aspiranti Medici Missionari), per iniziativa del professor Francesco Canova e del vescovo di Padova Girolamo Bortignon con lo scopo di formare medici per i Paesi in via di sviluppo, ricorda come da circa un mese nell'aerea dove sorge l'ospedale di Lui nello Stato del Western Equatoria è diventato un vero e proprio "inferno". Nella Regione dell'Equatoria Occidentale, con una popolazione di circa 150mila abitanti, c'è stata infatti una escalation di violenze a causa degli spostamenti di truppe dell'esercito regolare che hanno cominciato ad ingaggiare scontri con le milizie locali, i cosiddetti "arrow boys". Medici con l'Africa denuncia che per settimane si è sparato "mattina, mezzogiorno e sera" ma nonostante questo il team della Ong ha continuato a garantire alla popolazione i servizi sanitari fondamentali. Anche se attualmente non si sentono più i colpi ripetuti dei kalashnikov, la situazione rimane tesa tanto che "nell'area che circonda l'ospedale ci sono circa 20-30.000 sfollati che hanno bisogno di tutto" tra cui acqua, cibo, coperte perché di notte fa freddo e assistenza sanitaria di base, come rivela don Dante Carraro, direttore di Medici con l'Africa Cuamm. Non saranno quindi le bombe, Nè statunitensi né russe, a sconfiggere lo Stato Islamico ma la volontà politica di dare un po' di pace ad intere popolazioni che da anni vivono perennemente tra conflitti e violenze.

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