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Oslo sotto attacco. Stoltenberg: non distruggerete nostra democrazia

La Norvegia è sotto attacco. Una bomba esplode nel cuore di Oslo, mentre un uomo apre il fuoco durante un raduno di giovani laburisiti nell'isola di Utoya. La matrice islamica è esclusa mentre si rafforza la pista interna, forse di qualche "movimento sovversivo locale".

Pierluigi Cammarota, dell'ambasciata italiana ad Oslo, assicura che nel doppio attentato che ha gettato la Norvegia nel panico non dovrebbero essere stati coinvolti nostri connazionali, e a chi gli domandava delucidazioni sul possibile movente del gesto spiega: "La Norvegia come altri Paesi Nato partecipa alle operazioni in Afghanistan e in Libia ed è quindi potenzialmente esposta ad attacchi terroristici, ma al momento non si può avallare nessuna ipotesi particolare". E infatti, nel corso della giornata, viene arrestato un uomo bianco, biondo e dal tipico aspetto scandinavo, autore della sparatoria avvenuta nell'isola di Utoya, sul Tyrifjorden, uno dei grandi laghi della zona. Ma che si sospetta possa essere anche il responsabile della bomba esplosa nel centro di Oslo, nel cuore della città dove sorgono le sedi istituzionali e quelle di molti media. Il terrore nella capitale norvegese inizia alle 15,26, quando nella Akersgata, la strada che va dalla Fortezza di Akershus ad Hammersborg, esplode una bomba. Inizialmente la conta dei morti si tiene bassa, ma è evidente che tenderà a salire. Dopo un paio d'ore, un uomo, vestito da poliziotto con una mitragliatrice in mano, apre il fuoco invece durante il raduno dei giovani laburisti raccolti ad Utoya, dove attendevano il premier Jens Stoltenberg. Il terrore non colpisce però solo le persone sull'isola, che tentano di fuggire alla furia omicida anche gettandosi in acqua e cercando di raggiungere a nuoto la terraferma. A quel punto sembra infatti evidente che i due attacchi sono collegati, anche se non è ancora ben chiaro da che cosa. Immediatamente si pensa alla pista del terrorismo islamico, tanto che un gruppo terroristico in un forum jihadista sembra mettere gli attentati in relazione alla presenza della Norvegia in Afghanistan ma anche alla "vecchia" questione delle vignette danesi, ritenute offensive nei confronti del profeta Maometto. Le autorità norvegesi tendono però dall'inizio ad escludere una matrice islamica internazionale, propendendo maggiormente per una pista interna. Dopo l'arresto dell'uomo che ha aperto il fuoco nell'isola di Utoya, tale convinzione sembra rafforzarsi. In una conferenza stampa il premier Jens Stoltenberg comunica infatti che l'uomo è di nazionalità norvegese, promettendo che i colpevoli saranno messi "di fronte alle loro responsabilità". Stoltenberg aggiunge anche, quasi a voler lanciare un messaggio a chi ha organizzato questi due attentati: "Nessuno potrà ridurci al silenzio, nessuno ci potrà mai farci avere paura di essere norvegesi - e ancora - Non ce le farete a distruggerci, non distruggerete né le nostre idee né la nostra democrazia, né i nostri ideali per un mondo migliore. Nessuno può sperare di metterci a tacere". La domanda a questo punto sembra essere una sola: chi vuole "mettere a tacere" e "distruggere la democrazia" della Norvegia? Secondo alcuni media norvegesi gli attentati sarebbero infatti legati a "movimenti sovversivi locali", anche perché altro esplosivo sarebbe stato rinvenuto nei pressi di una sede di una TV. A fine giornata si conterebbero almeno 17 morti, anche se il numero, nelle prossime ore, potrebbe salire.

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