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Omicidio Guido Rossa: liberi Guagliardo e la moglie Nadia Ponti, ex BR

Tornano liberi i due brigatisti Vincenzo Guagliardo, che nel 1979 parcecipò all'omicidio di Guido Rossa, primo sindacalista della sinistra italiana a cadere per mano delle BR, e la moglie Nadia Ponti, in carcere per il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro.

E' libero, avendo ottenuto la libertà condizionale, e già da alcuni anni in regime di semilibertà (lasciando il carcere di giorno per rientrarvi la sera) Vincenzo Guagliardo, membro storico della colonna genovese delle Brigate Rosse, uno degli assassini dell'operaio e sindacalista della CGIL Guido Rossa, ucciso il 24 gennaio 1979. Guagliardo scontava una pena di 4 ergastoli, arrestato nel 1980 in seguito anche all'assassinio del commissario di polizia Alfredo Albanese. Vincenzo Guagliardo non si è mai pentito o dissociato dalla lotta armata contro lo Stato, anche se nell'ottobre 2008 la figlia di Guido Rossa, parlamentare del PD, si era già espressa a favore della concessione della condizionale. Guido Rossa venne ucciso perché reputato dalle BR una "spia", poiché dopo aver visto Francesco Berardi (esponente di Lotta Continua e delle Brigate Rosse) nascondere (1978) dei volantini delle BR nella fabbrica dell'Italsider di Genova-Cornigliano, lo denunciò e testimoniò al processo. Guido Rossa, raggiunto da 6 colpi di pistola, fu il primo sindacalista della sinistra italiana ad essere ucciso. Insieme a Vincenzo Guagliardo torna libera anche la moglie dell'ex terrorista, Nadia Ponti, nome di battaglia "Marta", anche lei esponente di spicco delle Brigate Rosse, che prese parte con il marito all'assassinio di Albanese. La Ponti fu arrestata insieme a Vincenzo Guagliardo, processata e condannata all'ergastolo per il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro. Anche Nadia Ponti non si è mai pentita o dissociata dalla lotta armata, spiegando tale scelta in una lettera aperta pubblicata qualche anno fa: "Per uscire di galera non posso distruggere dentro di me il senso degli altri, e non posso barattare le mie riflessioni critiche di quella esperienza per portare fuori dal carcere qualcuno che sarebbe il mio fantasma - scrive "Marta" - Quando è nata la lotta armata possiamo dire che è stato un tentativo disperato e certo ingenuo di difesa degli spiragli di speranza di un modo diverso di vivere che si sentiva chiudersi sopra di noi; in cambio di un aumento di stipendio e con la minaccia di licenziamento, con la repressione e il terrorismo delle stragi. Una scelta obbligata per chi voleva prendere un biglietto di sola andata per la rivoluzione, perché in Europa non c'è stato un movimento non violento che ponesse un'altra opzione per il cambiamento che non fosse opportunista, che non fosse un comodo paravento per non rischiare di persona. Come nella citazione di Gandhi ripresa da Martin Luther King: 'Credo che quando la scelta è solo tra la vigliaccheria e la violenza, si debba scegliere la violenza' - e ancora - Per quanto possa apparire paradossale superficialmente, la violenza rivoluzionaria è più vicina allo spirito della non violenza, di ciò che è stata contrabbandata come non violenza qui". (tutta la lettera al link: http://is.gd/ms47jm). Ma Ghandi precisa anche: "Sono stato un vigliacco per molti anni. Ho nutrito la violenza. Ho cominciato a predicare la non-violenza soltanto quando ho cominciato a liberarmi dalla vigliaccheria...La non-violenza non è una copertura per la vigliaccheria, ma è la virtù suprema del coraggio. L'esercitazione della non-violenza richiede coraggio ben più grande di quello dello spadaccino...Il passaggio dalle armi alla non-violenza è possibile e, occasionalmente, persino facile".

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