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Gambizzato Roberto Adinolfi, Ad Ansaldo Nucleare: Br come 40 anni fa?

L'Ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, è stato gambizzato a Genova. Il manager non è grave ma il timore è che le Brigate Rosse vogliano "ricominciamo come 40 anni fa". L'attentato non è stato ancora rivendicato.

Verso le 8:10 di lunedì 7 maggio l'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, società del Gruppo Finmeccanica, viene gambizzato a Genova.
L'attentato a Roberto Adinolfi avviene in via Montello 14, nel quartiere di Marassi, dove il manager dell'Ansaldo Nucleare abita. Era appena uscito di casa quando vede fermi vicino ad una moto due uomini, con il casco. Stando alle prime ricostruzioni, uno dei due uomini segue Roberto Adinolfi per qualche metro per poi esplodere alle spalle dell'Ad dell'Ansaldo Nucleare un colpo di pistola, a bruciapelo e all'altezza del polpaccio.
Il proiettile è entrato e uscito dalla gamba, e gli investigatori hanno potuto poco dopo appurare che il calibro della pistola, una Tokarev, è un 7.62 di fabbricazione est europea.
Una volta sparato il colpo di pistola, l'uomo ha raggiunto il complice in moto e sono fuggiti. Sembra che con Roberto Adinolfi ci fosse il figlio ventenne, che ha allertato la madre e quindi i soccorsi. Per fortuna, la ferita non avrebbe reciso vasi sanguigni importanti mentre la frattura è stata ridotta attraverso un'operazione presso l'ospedale San Martino. Le condizioni di Roberto Adinolfi non sono quindi gravi e i medici dell'ospedale avrebbero conferato le "buone condizioni generali" dell'Ad di Ansaldo Nucleare.
Nel corso della mattinata è stata poi rintracciata la moto con cui i due aggressori sono fuggiti, una XMax della Yamaha di colore nero, immatricolata nel 2010 e rubata, che era stata parcheggiata vicino a dei cassonetti insieme ad altre motociclette.
Gli investigatori, invece, hanno immediatamente sequestrato i video effettuati attraverso le telecamere per la sorveglianza ambientale della zona dove è avvenuta l'aggressione.
L'attentato ai danni di Roberto Adinolfi non è stato finora rivendicato, ma stando all'Ansa alcune fonti della sicurezza farebbero notare che non è la prima volta che dirigenti e manager dell'Ansaldo vengono colpiti. Negli anni '70, infatti, ben 4 dirigenti dell'azienda sono state vittime della colonna genovese delle Brigate Rosse: Vincenzo Casabona, capo del personale dell'Ansaldo Meccanica (1975); Sergio Prandi, vicecaporeparto Ansaldo Nucleare (1977); Carlo Castellano, direttore pianificazione dell'Ansaldo (1977); Giuseppe Bonzani, direttore dello stabilimento G.T. Ansaldo, Bonzani (1979).
Come riporta l'Ansa, le fonti della sicurezza ricordando come "uno dei primi attentati delle Br fu proprio all'Ansaldo negli anni '70" sottolineano che "oggi è come se avessero voluto dire 'ricominciamo come 40 anni fa".
Grande preoccupazione, quindi, da parte di tutto il mondo politico, con il ministro del Lavoro Elsa Fornero che evidenzia come la gambizzazione di Roberto Adinolfi è una "cosa che non si commenta".
Pier Luigi Bersani, leader del PD, giudica invece "il ferimento dell'amministratore delegato dell'Ansaldo Nucleare" come "un segnale preoccupante di un salto di qualità delle tensioni e della violenza - aggiungendo - Esprimo a nome mio e del Partito democratico tutta la solidarietà al dirigente ferito e tutta l'esecrazione possibile per questo vile attentato. La storia d'Italia purtroppo è già stata segnata dalla violenza e il Paese ha già pagato un tributo di sangue e di arretramento politico. Si faccia subito luce su questo avvenimento e si tenga alta la guardia della democrazia".
Anche Agelino Alfano esprime "piena solidarietà, mia e del Pdl, all'ingegnere Adinolfi e ai suoi familiari, nella certezza che le indagini porteranno presto a individuare i colpevoli e ad assicurarli alla giustizia, perché nessun gesto del genere resti impunito, a salvaguardia di quanti lavorano nell'interesse del Paese e di tutti i cittadini". Alfano sottolinea quindi che "quanto accaduto a Genova, ai danni dell'amministratore delegato di Ansaldo, Roberto Adinolfi, è il gravissimo sintomo di un clima saturo di tensioni sociali che rischiano di inquinare la storia di civiltà che ci siamo conquistati, lasciandoci alle spalle periodi bui e mai dimenticati - concludendo - Il nemico terribile della contrapposizione democratica è la violenza che non risponde a nessuna giustificazione ideologica e culturale e per questo va combattuta in ogni modo, tenendo alta la guardia in difesa dello spirito liberale che è alla base della nostra Repubblica".
Stessa solidarietà e vicinanza anche da Antonio Di Pietro, che si augura che "venga fatta, quanto prima, piena luce sulla tragica vicenda - precisando - L'Italia dei Valori è un partito che si batte per la legalità, per la trasparenza e la giustizia sociale e considera criminale e nemico della democrazia e dei lavoratori qualsiasi atto eversivo e violento".
Nichi Vendola da Facebook scrive solamente: "Non tornino i tempi bui".

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