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Attentato Parigi 13 novembre 2015, almeno 128 morti. Hollande: è un atto di guerra

Francois Hollande, presidente della Francia, afferma che gli attentati a Parigi avvenuti la sera del 13 novembre 2013 sono un chiaro "atto di guerra organizzato e programmato" e per questo dichiara lo stato di emergenza. Per la prima volta, la Francia è stata sotto scacco di attentatori suicidi. Negli attentati a Parigi sono morte almeno 128 persone, mentre sarebbero almeno 180 i feriti di cui 80 molto gravi.

Parigi sotto attacco, e l'Eliseo non nasconde di sentirsi già in guerra. Nella serata del 13 novembre 2015, diversi attentati hanno causato a Parigi almeno 128 morti e 180 feriti, di cui una 80ina molto gravi. Otto terroristi sono stati uccisi, ma ben 7 di questi sono morti facendosi esplodere, quindi non grazie all'intervento della polizia francese che, ancora una volta, si è trovata assolutamente impreparata ad affrontare il terrorismo in patria. Per la prima volta, la Francia è stata sotto scacco di attentatori suicidi, oltre che di terroristi che hanno aperto il fuoco nelle strade e sulle terrazze dei caffè di Parigi. Gli attentati sono avvenuti in sei posti differenti di Parigi, dal lato nord dove era in corso la partita Francia - Germania allo Stade de France (alla presenza del presidente francese Francois Hollande, lui prontamente evacuato), al lato est della capitale, di fronte ad affollati bar e ristoranti non lontano da Piazza della Repubblica, per finire al Bataclan, dove era in corso il concerto del gruppo americano Eagles of Death Metal (rimasti illesi). E' proprio al Bataclan, celebre teatro parigino, si è registrato il bilancio più grave delle vittime. Un centinaio di persone sono infatti morte dopo essere state prese come ostaggi da quattro terroristi, di cui tre hanno attivato una cintura esplosiva. Prima che iniziasse la "carneficina" al Bataclan come è stata descritta da molti sopravvissuti alla strage, le persone intervenute per il concerto metal inizialmente credevano che i colpi facessero parte degli "effetti scenici". Le persone che si sono salvate hanno cercato riparo in ogni angolo del teatro, persino all'interno del controsoffitto. Nel dettaglio, gli attentati sono stati eseguiti a Saint-Denis, vicino allo Stade de France, dove si sono udite tre esplosioni, provocate da tre attentatori suicida (e una quarta persona sarebbe morta), in rue de la Fontaine au Roi, al Voltaire Boulevard, all'incrocio tra rue Bichat e Alibert, e a rue de Charonne, dove sono avvenute diverse sparatorie anche a colpi di kalashnikov che hanno causato almeno 37 vittime, e al Bataclan. Oltre ai quattro terroristi all'interno del teatro, un attentatore kamikaze è morto a Boulevard Voltaire, dove si trova il Bataclan. Non ci sarebbero invece morti tra i poliziotti francesi.

Hollande in un discorso alla nazione, nell'affermare che ciò che è successo "è un atto di guerra organizzato e programmato" ha dichiarato lo stato di emergenza e la chiusura delle frontiere, le quali però poco dopo sono state riaperte anche se sono stati ripristinati i controlli. Questo sabato, i luoghi pubblici della capitale francese rimarranno chiusi, così come le scuole, ed anche tutte le competizioni sportive in programma questo fine settimana sono state sospese. Gli aeroporti, invece, rimangono aperti così come le stazioni ferroviarie. Inoltre, l'Eliseo ha stabilito gli arresti domiciliari di qualsiasi persona "la cui attività è pericolosa". Lo stato di emergenza è una disposizione creata da una legge del 1955. Lo stato di emergenza consente alle autorità francesi di vietare la circolazione di persone o veicoli, di stabilire zone di protezione o di sicurezza in cui viene regolato il soggiorno delle persone e di vietare la permanenza in una zona geografica "per tutti coloro che cercano di ostacolare, in qualsiasi modo, l'azione del governo". Da ricordare che all'articolo 2 del Procollo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo sancisce che "uno Stato può prevedere nella propria legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra".

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