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Terremoto Irpinia: 30 anni dopo la tragedia che divenne business

Trent'anni fa la terra tremò per circa 90 secondi con una scossa di magnitudo 6,5 sulla scala Richter colpendo un'area che si estendeva dall'Irpinia al Vulture ma la tragedia che colpì tanti divenne business per pochi.

"Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione e di sepolti vivi", con queste parole l'amato Presidente della Repubblica Sandro Pertini denunciò, di ritorno dalla sua visita nei luoghi colpiti dal terremonto, il ritardo e le inadempienze dei soccorsi nelle zone dell'Irpinia.
Trent'anni fa, infatti, alle ore 19,34 la terra tremò per circa 90 secondi con una scossa di magnitudo 6,5 sulla scala Richter colpendo un'area che si estendeva dall'Irpinia al Vulture, a cavallo delle province di Avellino, Salerno e Potenza.
L'entità del disastro non fu immediatamente capita dal resto dell'Italia tanto che i soccorsi cominciarono ad arrivare nelle zone colpite solo 5 giorni dopo. Prima dei soccorsi però, volendo capire con i propri occhi nonostante il parere contrario del presidente del Consiglio Forlani, si recò nei luoghi della catastrofe Pertini.
Il 23 novembre del 1980, infatti, il giorno della grande e lunga scossa, i primi telegiornali parlarono solo di "un terremoto" nella zona di Irpinia. Solo con il passare delle ore e poi dei giorni si riuscì finalmente a capire l'entità della tragedia che causò circa 3.000 morti, 9.000 feriti e oltre 280.000 sfollati.
Ma il terremoto dell'Irpinia non sarà solo ricordato per il grande numero delle vittime e per il ritardo nei soccorsi ma anche perché è stata "un'occasione sprecata per pianificare un reale recupero ed una valorizzazione dei tessuti insediativi storici" come spiega Francesco Peduto, presidente dell'ordine dei geologi della Campania.
Francesco Peduto ricorda per esempio "Romagnano al Monte, nel salernitano, la Pompei del 2000, che è stata completamente abbandonata per scelte sicuramente politiche e non tecniche e il paese ricostruito a qualche chilometro di distanza" tanto che "gli abitanti di Romagnano hanno perso la loro storia, la loro cultura e non torneranno più".
La ricostruzione dopo il sisma, infatti, sarà uno dei peggiori esempi di speculazione, tanto che anche la magistratura se n'è occupata più volte e nonostante la grande quantità di denaro pubblico versato non fu mai completata.
Famosa fu l'inchiesta pubblicata sul settimanale su Panorama nel 1992 denominata "Mani sul terremoto" che denunciò quanta speculazione e truffa vi è stata nelle zone colpite dal sisma visto che, come accade ancora oggi, spesso la tragedia di tanti si trasforma in business per pochi.

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