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Terremoto Emilia Romagna: tra parata 2 giugno e patto di stabilità

Molti italiani avevano espresso la volontà nazionale di annullare la parata militare del 2 giugno per devolvere i soldi necessari per la sfilata alle popolazioni terremotate dell'Emilia Romagna. Ma Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto "no".

Inutili i tentativi d'Italia dei Valori, Lega Nord, Radicali e anche di una parte del centro sinistra di chiedere, dopo la protesta montata su Twitter, di annullare la parata militare a Roma del 2 giugno, Festa della Repubblica, per devolvere i circa 3 milioni di euro (è questa la cifra che sembra viene impiegata per organizzare la sfilata) ai terremotati dell'Emilia Romagna.
L'idea è partita da Twitter (ma non si sa bene lanciata da chi), tanto che in poco tempo l'hashtag #no2giugno è salito tra i Trend Topic del portale di micro-blogging.
In tanti, in effetti, avrebbero rinunciato volentieri alla parata militare, manifestando la volontà nazionale di dirigere i soldi necessari per gestire tutto l'apparato organizzativo ai Comuni e alle popolazioni colpite dal terremoto dell'Emilia Romagna.
Ma a mettere la parole fine alla polemica, e alla protesta, è stato "Re Giorgio", come lo ha chiamato il New York Times , che da Gemona, in Friuli Venezia Giulia, dove ha ricevuto la cittadinanza onoraria della capitale del terremoto del 1976, ha dichiarato che il 2 giugno "si celebrerà sobriamente, ma si celebrerà", spiegando che la parata militare sarà dedicata "alla memoria delle vittime, al dolore delle famiglie e anche a momenti di scoramento che devono essere superati".
Sembra essere stata questa, quindi, una delle prime risposte delle istituzioni alla tragedia avvenuta in Emilia Romagna in questi giorni.
Eppure, proprio dopo il terremoto del 1976 in Friuli Venezia Giulia, la parata militare del 2 giugno fu annullata dall'allora ministro della difesa Arnaldo Forlani, e questo "per far sì che i militari e i mezzi di stanza al Nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori Imperiali", come precisava una nota del tempo.
Giorgio Napolitano sostiene però che la sfilata ai Fori Imperiali è necessaria perché "la Repubblica deve dare conferma della sua vitalità, della sua forza democratica, anche della sua serenità per affrontare tutte le sfide". class="gwx">Sfide che dovranno affrontare soprattutto i molti Comuni dell'Emilia Romagna che quest'anno si trovano a far fronte ad una onorosa ricostruzione dei paesi distrutti dal terremoto facendo però i conti con quel patto di stabilità che è sempre sotto la lente d'ingrandimento dell'Europa, tanto che anche il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, spera che i limiti del patto possano essere "superati" perché ci sarà "bisogno di un impegno finanziario straordinario".
Un problema, quello del patto di stabilità, evidenziato anche negli esposti dell'avvocato del Foro di Cagliari Paola Musu , che ha denunciato "Giorgio Napolitano, Mario Monti, tutti i ministri e i membri del Parlamento per il fatto che, dal Trattato di Maastricht fino ad arrivare al Fiscal Compact del 2 marzo 2012, "hanno consegnato la sovranità del popolo italiano in materia di politica monetaria, economica e fiscale (...) e, con essa, la sostanza essenziale ed intangibile della sovranità popolare, nelle mani di organismi esterni alla Repubblica (BCE, SEBC, Commissione), di struttura e composizione prettamente oligarchica e privi di alcun fondamento democratico e, tanto meno, repubblicano e senza che il popolo vi abbia mai manifestato espresso e formale consenso", e del giornalista Paolo Barnard che ricorda come "ai sensi e per gli effetti delle norme del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea come integrato, da ultimo, dall'Europact, dai regolamenti cosiddetti Six-pack, e dal Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union, meglio noto come Fiscal Compact, in corso di ratifica, la Commissione Europea NON ELETTA dagli italiani – e notoriamente infiltrata della lobby finanziarie private (si legga sotto) – viene investita di poteri penetranti e di gestione sostanzialmente esclusiva della politica economica, fiscale e sociale italiana, che giungono sino alla diretta ingerenza in termini di 'natura, portata e quadro temporale dell'azione correttiva da intraprendere' in caso di scostamento dello Stato membro dai vincoli insostenibili ed economicamente e socialmente distruttivi del Patto di Stabilità di cui già al Europact, Six-pack e Fiscal Compact".

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