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Tatuaggi "virati": negli USA inchiostri al Mycobacterium chelonae

Tatuaggi maori? No "virati", almeno degli USA, tanto che la FDA ha diramato un avviso. Anche se tutto a norma e "sterilizzato" il pericolo negli States sembra nascondersi nell'inchiostro, probabilmente contaminato una volta aperto. In Italia per ora non ci sono pericoli.

Un tatuaggio è per sempre (o quasi). Tatuaggi che più che disegni paiono foto, tatuaggi maori, tatuaggi femminili (Belen e la "farfallina" ha fatto scuola), e la nuova tendenza che vuole il tattoo della fenice estremamente "rappresentativo" di quest'epoca. Avere la pelle completamente libera da tatuaggi sta quindi diventando una rarità, eccezione che tra poco susciterà una certa invidia visto come vanno le mode. Per il resto del mondo, quello tatuato, con orgoglio o con pentimento, un susseguirsi di notizie per il "prossimo" tatuaggio destano qualche preoccupazione anche se "non in Italia" come confermano gli esperti. A New York un tatuatore "occasionale" (e non ancora identificato) ma munito di guanti, strumenti sterilizzati e tutto l'ambaradan necessario per lavorare in sicurezza, come confermano i testimoni, si è dimostrato "untore" di tatuaggi "virati". Non però in senso del "seppia", ma nel senso che i suo tatuaggi erano contaminati con il pericoloso "Mycobacterium chelonae". Il Mycobacterium chelonae è un virus che si trova un po' dappertutto, comunemente nelle acque del rubinetto (almeno in quelle americane) e che, di solito, è associato alle infezioni della pelle post-operatorie in casi di immunodepressione. I "sintomi" del "virus dei tatuaggi" come alcuni l'hanno ribattezzato sono una infinità di lesioni eritematose con noduli sottocutanei e piccoli ascessi. In parole povere miriadi di pustole nodulose che "ricalcano" come palline di un albero di Natale il disegno del tatuaggio. Il Dottor Byron Kennedy, vice direttore del dipartimento della salute di Monroe County New York avverte: "Farsi un tatuaggio in una struttura in cui è tutto in regola non elimina del tutto i rischi". Parole sante, confermerà qualche mamma (non ancora tatuata). Il "virus dei tatuaggi" anno dopo anno continua infatti a mietere "vittime" che devono utilizzare creme antibiotiche ed altre tecniche farmacologiche per liberarsi dall'infezione, alle volte con spiacevoli effetti collaterali oltre che sovente l'"alterazione" del tatuaggio stesso. L'anno scorso 22 sono stati i casi confermati in quattro Stati degli USA (Iowa, New York, Washington, Colorado) e 30 casi sono quelli sospetti. Questo tipo di caso clinico è almeno da dieci anni che gira negli Stati Uniti, ed è in aumento. Ma da dove viene il Mycobacterium chelonae se gli aghi sono sterili, ed ogni procedimento per scongiurare un'infezione è stato adottato? Semplice, dall'inchiostro. Gli esperti statunitensi fanno molti esempi: inchiostri che rimangono aperti, inchiostri mischiati con altri o contaminati da oggetti non sterili, inchiostri mischiati ad acqua non sterile per ottenere il "grigio". Per le ombre dei tattoo infatti si usa un nero "acquerello", mischiando l'inchiostro con un po' d'acqua. Se l'acqua non è sterile ecco che l'"amico" micobatterio può diffondersi nel derma. Un problema serio, quello degli inchiostri, che ha fatto diramare un avviso dalla US Food and Drug Administration (FDA) che chiede di segnalare eventuali nuove infezioni nel programma MedWatch. In Italia "non e' stato rilevato un aumento dell'incidenza dei casi di infezione legate ai tatuaggi" rassicura Massimo Papi, responsabile dell'unità operativa delle ulcere cutanee dell'Istituto dermopatico dell'Immacolata di Roma, e non di questo tipo, come riporta l'ANSA. Per il resto valgono sempre le solite raccomandazioni di prudenza nella scelta del tatuatore che deve essere un professionista e non un "tatuatore occasionale". E di tatuatori professionisti col proprio studio "a norma" ne è piena l'Italia. Si pensi che solo in Lombardia dal 2009, dati della Camera di Commercio di Milano, gli "studi tattoo" sono aumentati del 400%, fatturato stimato: oltre venti milioni di euro.

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