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Piercing: i pericoli del "chiodo fisso" dei giovani italiani

Il piercing è ormai una moda diffusa tra i giovani che spesso lo abbinano al tatuaggio. Ma per tutte le pratiche che intervengono, anche minimamente, sul corpo, è necessario l'intervento di seri professionisti nel rispetto delle norme vigenti. I pericoli non sono da sottovalutare.

Il corpo umano sta diventando progressivamente sempre più una "tavolozza" dove si possono disegnare forme e dipingere colori, con i tatuaggi, ad esempio, e magari anche "inchiodarci" qualche pezzo di metallo, come vuole la moda. Un'indagine effettuata su 9mila studenti conferma questa nuova tendenza di "espressione corporea", visto che 1 su 4 sarebbe tatuato mentre 1 su 3 avrebbe un piercing. Il problema è che il piercing è comunque un "trauma" per la pelle che non sempre risponde in maniera positiva, soprattutto se l'"operazione" non è fatta da professionisti riconosciuti del settore che rispettano "le norme norme vigenti imposte dall'Istituto Superiore di Sanità". Di questi giorni è la notizia che, statisticamente, ci sarebbero delle "compicazioni" per un ragazzo su 3 che si fa "bucare" considerando che "quasi il 50% dei tatuatori italiani svolge illegalmente la propria attività" come afferma il dermatologo Mauro Paradisi. Paradisi, specialista in dermatologia pediatrica, al congresso della Società italiana pediatria a Milano ha spiegato che addirittura, un caso su cento finisce al pronto soccorso. Questo soprattutto perché i ragazzi (anche quelli giovanissimi) sembra che ricorrano spesso al pericolosissimo "fai da te", con le conseguenze sanitarie che si possono immaginare. Questa nuova notizia sulle conseguenze del piercing, si aggiunge ai vari studi che sono stati condotti negli ultimi anni. Solamente qualche anno fa, nel 2008, uno studio della Health Protection Agency e della London School of Hygiene and Tropical Medicine affermava sull'Indipendent che "Un piercing su quattro provoca problemi di salute". Lo studio inglese sottolineava il fatto che i piercing fatti da ragazzi tra i 16 e i 24 anni erano quelli che portavano statisticamente a complicazioni.

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