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Tassiti uniti non si arrendono: se il decreto non cambia, sarà rivolta

I tassisti promettono la "rivolta" se il decreto sulle liberalizzazioni passerà senza le modifiche volute dalla categoria. L'agitazione continua ad oltranza, e i tassiti si riuniranno anche oggi al Circo Massimo a Roma, in attesa della decisione del Cdm.

Una parte di italiani sta forse cominciando a comprendere quello che secondo alcuni è il vero motivo per cui Mario Monti è stato chiamato a formare un nuovo governo. Non certo per abbassare lo spread, che rimane a livelli oltre quelli di guardia, e nemmeno per pareggiare il bilancio, ma per attuare tutte quelle riforme che i partiti politici non sarebbero mai riusciti a portare a compimento, perché avrebbero perso buona parte del proprio elettorato. Secondo diversi analisti, infatti, quello che l'esecutivo Monti si appresta a realizzare è una vera e propria deregulation, o meglio ancora, una "politica del 20:80" (http://is.gd/gI7HVN), quella messa a punto "alla fine del settembre 1995 dall'elite del potere mondiale a San Francisco, dove 500 statisti, presidenti di multinazionali e scienziati di spicco discutono a porte chiuse riuniti al Fairmont Hotel del XXI secolo" per stabilire che solo "il 20% della popolazione abile al lavoro sarà sufficiente per far funzionare l'economia mondiale.". Il restante 80% sarà intrattenuto dal "Tittytainment", cioè quella "combinazione tra un intrattenimento atto ad intontire e un'alimentazione sufficiente". Questi passaggi non sono tratti da un libro di fantascienza ma da un reportage di due giornalisti del Der Spiegel, Hans-Peter Martin e Harald Schumann, che a quattro mani scrivono "La trappola della globalizzazione - L'attacco alla democrazia e al benessere" (Edition Raetia, 1996, traduzione di Franz Reinders). Nel libro viene spiegato chiaramente come nel futuro (l'attuale presente) dovrà andare a scomparire il cosiddetto "ceto medio", e qualcuno pensa che tale "profezia" stia cominciando ad avverarsi anche in questa Italia attualmente governata da un presidente del Consiglio non eletto da nessuno e che nel recente passato (e forse anche attualmente) è stato membro di una delle agenzie di rating che ci hanno declassato, Moody's (http://is.gd/7Hv9dj). Il governo Monti, che "rappresenta una temporanea sospensione del principio democratico" come ha sostenuto a Radio vaticana l'economista Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia per il Terzo Settore e docente di economia politica presso l'Università di Bologna (http://is.gd/Vwgy5t), sta quindi per varare un decreto sulle liberalizzazioni che però non sembra essere così equo come la sua politica imporrebbe. I gestori delle pompe di benzina sono sul piede di guerra, tanto che i benzinai minacciano uno sciopero di 10 giorni, perché la riforma del loro settore rischia di andare a far "estinguere" l'intera categoria (http://is.gd/ZHB7do), visto che libera "solo chi è già libero, cioè i proprietari gli impianti", come denunciano Faib Confesercenti e Fegica Cisl (...). Pronti invece "alla rivolta" i tassiti, e anche loro denunciano che la liberalizzazione così com'è pensata andrebbe a far morire l'intero comparto. I rappresentanti sindacali dei tassisti hanno presentato giovedì al governo le loro modifiche alla bozza del decreto, che dovrebbe essere approvato oggi in Cdm. I tassisti dicono infatti: - No alla extra-territorialità della licenza, e cioè il titolare del taxi potrà esercitare il servizio nel solo Comune dove è stata rilasciata la licenza. - No alle licenze plurime. - Sì a nuove licenze ma solo dopo un parere delle organizzazioni sindacali, previo il parere dei sindaci competenti. L'esecutivo ha assicurato che le modifiche presentate saranno "valutate", e i sindacalisti hanno quindi chiesto ai tassisti, radunati a Roma al Circo Massimo, di sospendere l'agitazione fino a quando non si saprà cosa deciderà il governo. "Venduto" è stato probabilmente l'appellativo più carino che i tassisti, quindi, hanno rivolto ai propri rappresentanti sindacali, tanto che hanno deciso di ritrovarsi anche oggi al Circo Massimo anche se "non ci sono permessi per farlo" e di continuare la protesta ad oltranza, con tanto di astensione dal lavoro. Perché i tassisti non sembrano proprio intenzionati a voler far parte di quell'80 per cento.

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