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Tassa SMS: +2 cent per Protezione Civile. Perché non a carico gestori?

Il governo dei tecnici sta pensando di tassare fino a 2 centesimi in più ogni SMS per finanziare la Protezione Civile. Ma perché la tassa non potrebbe essere a carico dei gestori di telefonia mobile?

E' forse questa una delle conseguenze del tanto acclamato e sognato pareggio di bilancio, che nel silenzio totale dei media mainstream verrà votato in Senato il 17 aprile. Se lo Stato dovrà infatti chiudere in pareggio, non potrà di conseguenza spendere più di quanto incassa, e ciò vorrà dire che ogni spesa extra andrà a carico dei cittadini, che presumibilmente divverrano col tempo sempre più poveri, poiché riceveranno sempre meno dallo Stato che al contrario chiederà sempre di più, come la tassa sugli SMS.
La novità è nella bozza della riforma della Protezione Civile, che quasi sicuramente arriverà in Parlamento attraverso un (ennesimo) decreto legge.
Il governo dei tecnici ha così pensato che per alimentare il Fondo contro le calamità della Protezione Civile potrebbe non bastare il prelievo fino a 5 centesimi al litro di accise regionale e fino a 5 centesimi al litro di accise statale (anche queste aumentate di recente) ma che si potrebbero tassare gli SMS, fino a 2 centesimi in più. In poche parole, ogni SMS a breve invece che costare, mediamente, 15 centesimi, potrebbe arrivare a costarne 17, e quei 2 centesimi in più andrebbero dritti dritti nel Fondo della Protezione Civile.
Un bel gruzzolo, se si conta che nel 2005 gli SMS rappresentavano circa il 12 per cento del fatturato degli operatori italiani mentre già nel 2007 in Italia pare che siano stati inviati circa 44 miliardi di messaggini con ricavi complessivi equivalenti a 2,39 miliardi di euro.
Qualcuno però a questo punto si domanda perché la tassa debba essere necessariamente a carico dei cittadini, già abbastanza vessati in questi tempi di crisi.
Nel 2008, infatti, fece scalpore la notizia che un SMS all'operatore telefonico costa praticamente 0 centesimi (quindi ogni SMS a pagamento inviato dall'utente equivale ad un guadagno netto), poiché l'SMS "si nasconde" dentro il segnale che collega il telefonino al ripetitore più vicino, segnale che esiste a prescindere dall'invio dell'SMS, come spiegò Keshav Srinivasan, professore di informatica presso l'Università di Waterloo, quando negli USA si accese il dibattito, appunto, sul costo reale dei messaggini da parte degli operatori.
Se quindi è vero che al gestore di telefonia mobile l'SMS non costa praticamente nulla, non sarebbe molto più "equo", potrebbe far notare qualche osservatore, prelevare i 2 centesimi dal prezzo attuale dei messaggini dei cellulari, in maniera tale che il costo non andrebbe a ricadere, come sempre, sul cittadino italiano che ha già una pressione fiscale tra le più altre in Europa?

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