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Tassa 3 cent su bevande gassate e zuccherate. Assobibe: discriminante

Il ministro della Salute Renato Balduzzi ripropone l'idea di tassare di 3 centesimi le bevande zuccherate e gassate. Insorgono però le associazioni di settore, che avvertono: avrà "ricadute pesanti sull'occupazione".

Il governo Monti sembra non saper più dove poter "racimolare" un po' di soldi e così si riaffaccia l'idea, non del tutto nuova, di tassare le bibite "zuccherate e gassate". In Francia, infatti, dal "primo gennaio scorso l'ex governo Sarkozy ha introdotto sulle bevande un'accise ex ante di 0,7 centesimi litro" come ricorda il direttore della comunicazione di Coca Cola Italia, Alessandro Magnoni, interpellato dall'Ansa, facendo notare come invece in Italia l'idea del ministro della Salute Renato Balduzzi è quella di tassare le bevande gassate a "0,3 cent a bottiglia", equivalenti quindi a "10 cent al litro, imposta superiore a quella francese".
Il ministro Balduzzi, intervenendo pochi giorni fa a "Radio Anch'io" su Radio1 parlava infatti di "un limitato prelievo di scopo di 3 centesimi sulle bottigliette da 33 cl che porterebbe 250 milioni di euro l'anno" nelle casse dello Stato, risorse che naturalmente sarebbero "finalizzate a iniziative di rafforzamento di campagne di prevenzione e di promozione di corretti stili di vita e ad alcuni interventi mirati in campo sanitario", convinto del fatto che tale tassa "non crea problemi né ai consumatori né ai produttori".
Per valutare la risposta dei consumatori a tale proposta bisognerà attendere, mentre Assobibe (Associazione Italiana dei Produttori di Bevande Analcoliche) fa immediatamente notare come "un appesantimento del carico fiscale sulle imprese e sui cittadini rischia di produrre effetti in controtendenza rispetto all'esigenza di crescita e sviluppo del Paese" sottolineando come "una tassa applicata alle sole bevande, determinerebbe una ingiustificata discriminazione vista la dimostrata inesistenza di cibi e bevande 'cattivi', a prescindere da comportamenti non corretti quali gli abusi o eccessi".
Dopo le parole del ministro Balduzzi, Assobibe interviene nuovamente evidenziando tutta la sua preoccupazione all'eventualità che la tassa sia nel prossimo futuro effettivamente applicata, ribadendo il carattere discriminatorio dell'imposta, soprattutto perché in Italia, si legge in una nota, i consumi delle bevande analcoliche gassate "sono stagnanti da circa dieci anni e di molto sotto la media UE. Tanto negli adulti quanto nei bambini. L'Italia è al penultimo posto tra i Paesi UE per consumi pro-capite".
Assobibe riflette inoltre sul fatto che "nel nostro Paese questi prodotti sono già penalizzati, stante l'aliquota del 21% cui sono soggetti, a differenza della maggior parte dei prodotti alimentari che godono di aliquote ridotte al 4% o al 10%" tanto che "la media UE sulle bevande analcoliche è del 16,5%".
Un ragionamento condiviso anche da Coca Cola Italia, rammentando che mentre in Francia la tassazione è al 5,5%, in Italia da ottobre prossimo rischia addirittura di passare al 23%.
Un ulteriore "balzello" da parte dello Stato, conclude Assobibe, avrebbe quindi "ricadute pesanti sull'occupazione, con riduzione significativa dei posti di lavoro, presso le aziende produttrici e lungo l'intera filiera. Sarebbe inoltre uno stimolo all'aumento dell'inflazione, causerebbe deterioramento del clima degli investimenti e un complessivo ridimensionamento delle attività".
E senza che la "qualità dell'alimentazione" sia andata migliorando, come nota la Coldiretti che chiede invece di "aumentare la quantità di frutta nelle bibite che oggi per legge (del 1961, ndr) contengono appena il 12 per cento di vero succo", sottolineando come "ogni punto percentuale di succo di arancia in più oltre al 12 per cento corrisponderebbe all'utilizzo di 25 milioni di chili in più di arance pari a circa 560 ettari di agrumeto". Il che avrebbe quindi effetti positivi non solo sulla salute ma anche sulla crescita economica del settore.

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