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Riforma fiscale: meno IRPEF più IVA? Ma Confcommercio non ci sta

Per "tornare alla crescita", come invita l'ex Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, serve far ripartire l'economia. Ma a quanto pare tra le idee della riforma fiscale vi è quella di diminuire un po' l'IRPEF per andare ad aumentare l'IVA. Per la Confcommercio è assurdo.

Nonostante le periodiche rassicurazioni, la crisi in Italia c'è e si sente. A decretarla soprattutto le parole dell'ex governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, che invita a "tornare alla crescita" e rivela che già nel 2006 notava "come l'economia italiana apparisse insabbiata" anche se, rassicura prima di lasciare la guida di via Nazionale, il declino per l'Italia non è "ineluttabile". Per fortuna, avranno pensato alcuni tirando un sospiro di sollievo. Ed ecco quindi che torna in voga la riforma fiscale, e Tremonti pare stia pensando, secondo almeno La Repubblica, ad un taglio dell'IRPEF ma ad un aumento dell'IVA. L'idea dovrebbe essere quella di ridurre di 1 o 2 punti le prime due aliquote IRPEF ma di far crescere di altrettanti 1 o 2 punti l'attuale livello del 20% di IVA, per compensare le perdite sull'Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche. Ciò però starebbe a significare che su ogni bene (dal caffè allo spazzolino da denti) allo Stato andrà invece che il 20% il 21% o il 22%, col conseguente pericolo di un aumento dei prezzi. E infatti il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli si dice assolutamente "contrario a questa equazione meno IRPEF e più IVA", sottolineando come "il problema reale del nostro Paese è infatti la debolezza strutturale della domanda, in modo particolare dei consumi".

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