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Italia: consumi famiglie caduti a livello degli anni Trenta

Dati drammatici per i consumi delle famiglie che la Confcommercio prevede al ribasso del 2,8% per il 2012. Un dato "da dopoguerra" avverte la Confederazione, ed un trend che non promette niente di buono. Sangalli: "Con una pressione fiscale così alta non ci può essere crescita".

La Confcommercio prevede che i consumi delle famiglie italiane per il 2012 subiranno un ribasso del 2,8 per cento. Questo dato rappresenterebbe il dato più basso dal dopoguerra, tanto che la Confcommercio stima che, per trovare un dato di ribasso peggiore, sia necessario tornare addirittura agli anni Trenta. Questo decremento drammatico dei consumi, a cui per il 2013 si sommerà un altro 0,8%, è una tendenza che pare costante, tanto che la Confederazione avverte la necessità di reagire nel breve termine, innanzitutto con delle "riforme" mirate. I dati contenuti nel Rapporto Confcommercio sulle "Economie Territoriali e il Terziario di Mercati" indicano che si va verso "nuovi minimi assoluti" per via "pressione fiscale troppo alta per crescere". La sintesi del Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli è chiara: "stiamo toccando nuovi minimi assoluti di prodotto lordo dall'inizio della grande recessione, cioè dalla fine del 2007. E i consumi reali pro-capite subiranno, nel 2012, un calo di una profondità mai prima registrata nella storia economica repubblicana". Il Presidente di Confcommercio avverte poi del pericolo di un ulteriore aumento dell'IVA: "Da questi dati, risulta, allora confermata la necessità di fare di tutto per derubricare definitivamente, attraverso l'avanzamento di una spending review senza timidezze, l'ipotesi di procedere, nel luglio del 2013, ad ulteriori aumenti IVA. Farlo è necessario. Perché gli impatti recessivi degli aumenti IVA sarebbero profondi e peserebbero particolarmente sui livelli di reddito medio-bassi. Ne farebbero le spese famiglie, occupazione ed imprese". La Confcommercio sottolinea poi il dato della pressione fiscale, arrivata ormai in Italia al livello record del 55% . Carlo Sangalli a tal proposito ribadisce che "con una pressione fiscale così alta non ci può essere crescita" e che la riforma "prioritaria" per la Confederazione è quindi quella "fiscale". Per quanto riguarda il dato "macroeconomico" (e quindi dell'andamento del Pil) il direttore dell'Ufficio Studi, Mariano Bella afferma che "i tassi di variazione congiunturali del livello del Pil sono negativi nuovamente dal terzo trimestre del 2011; è negativo il primo del 2012, dato ufficiale, e a nostro avviso saranno negative le variazioni fino a tutto il primo trimestre 2013". "Stiamo toccando - ha Mariano Bella - nuovi minimi assoluti di prodotto lordo da quando è cominciata la grande recessione cioè dalla fine del 2007, solo che la popolazione residente nel frattempo è cresciuta di circa 900.000 unità".

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