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IMU su enti Chiesa e no profit: Consiglio di Stato boccia regolamento

Il Consiglio di Stato rende noto che il regolamento ministeriale che disciplina l'esenzione dell'IMU per gli immobili della Chiesa cattolica, ma anche delle altre religioni e organizzazioni laiche non profit, è andato oltre i suoi poteri. In altre parole, tutto da rifare.

Con un regolamento ministeriale, quello dell'Economia, si era cercato di chiudere la spinosa questione sull'ICI (oggi IMU) da applicare agli immobili della Chiesa cattolica ma anche, è bene ricordarlo, a quelli delle altre confessioni religiose e degli enti non profit (laici) . La norma sull'IMU prevede infatti che se tali immobili sono adibiti ad attività commerciali, bisogna pagare l'imposta, in caso contrario, no. Rimaneva in sospeso la questione di quegli immobili che solo in parte svolgono attività commerciale e tale parte non era facilmente identificabile. Il regolamento ministeriale stabilisce quindi che la Chiesa e gli enti no profit debbono pagare l'IMU dal 2013 per la parte abibita a commerciale, per come risulta dalla dichiarazione dei proprietari. Una norma che era stata pensata anche per dissipare i dubbi dell'Unione europea che vedeva nell'esenzione dell'ICI una sorta di aiuto di Stato. Il Consiglio di Stato, però, evidenzia che "non è demandato al Ministero di dare generale attuazione alla nuova disciplina dell'esenzione IMU per gli immobili degli enti non commerciali" e che "l'amministrazione ha compiuto alcune scelte applicative, che non solo esulano dall'oggetto del potere regolamentare attribuito, ma che sono state effettuate in assenza di criteri o altre indicazione normative atte a specificare la natura non commerciale di una attività". Il Consiglio di Stato critica inoltre l'eterogeneità dei criteri adottati nel regolamento "rispetto alla questione dell'utilizzo misto". Il parere del Consiglio di Stato non è vincolante ma di fatto non può essere ignorato, e come precisa l'Avvenire esistono due strade per uscire da questa impasse: "Una nuova legge che assorba in sé le parti ieri affidate al regolamento in modo – secondo i giudici – indebito. Oppure la stessa legge, che però affidi in modo formale ed esplicito al regolamento il compito di mettere ordine in una casistica oggettivamente complessa".

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