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Federalismo fiscale: meno entrate per Aquila e Napoli. Bene Olbia

Il federalismo fiscale rischia di far perdere ai comuni complessivamente oltre 445 milioni di risorse l'anno che sarebbero state utilizzate per i servizi. Ad essere maggiormente penalizzate L'Aquila con un taglio del 66% e Napoli con un taglio del 61%.

Il federalismo fiscale rischia di far perdere ai comuni complessivamente oltre 445 milioni di risorse l'anno che sarebbero state utilizzate per i servizi.
Questo perché con il nuovo fisco moltissimi comuni perderebbero grosse fette di entrate a causa del passaggio dai trasferimenti statali all'autonomia delle imposte.
A rivelare tale situazione uno studio condotto dal senatore del PD Marco Stradiotto che ha utilizzato i dati della Copaff, la commissione paritetica sul federalismo fiscale istituita presso il Ministero dell'economia e delle finanze.
Tali dati evidenziano che se tra i 92 comuni presi in esame 52 avrebbero dei benefici dalla proposta di riforma i rimanenti 40 sarebbero invece penalizzati.
Come si legge nella proiezione realizzata da Stradiotto "il Comune Capoluogo più penalizzato sarebbe L'Aquila con un taglio del 66% rispetto al 2010, poi verrebbe Napoli con un taglio del 61% rispetto al 2010 e Messina con un taglio del 59 % rispetto al 2010".
Anche la capitale, Roma, verrebbe penalizzata con un taglio delle entrate del 10% sempre rispetto al 2010.
Ad essere invece la maggiormente avvantaggiata sarebbe Olbia "con un incremento delle entrate del 180 %, seguito dal Comune di Imperia con un incremento del 122 %".
Lo studio (consultabile al link http://tinyurl.com/27372ke) spiega infatti prima di tutto che "il decreto 292 determinerà un radicale cambiamento di quelli che sono i meccanismi che regolano le entrate di ogni singolo Comune italiano".
"A partire dal 2011 - continua - i tradizionali trasferimenti ai Comuni non arriveranno più dai capitoli di spesa, fino ad oggi allocati al Ministero dell'Interno con il titolo 'Trasferimenti agli Enti Locali', ma arriveranno da un fondo denominato 'sperimentale di riequilibrio' (che dovrebbe durare massimo 5 anni). Tale fondo è alimentato dal gettito dell'imposta di registro, di bollo, dall'imposta ipotecaria e catastale, dai tributi catastali speciali, dall'IRPEF relativa ai redditi fondiari e dalla cedolare secca sugli affitti".
La spiegazione prosegue specificando che "la vera autonomia finanziaria, la seconda gamba, da dove troveranno sostegno le Entrate dei Comuni Italiani deriverà dalla nuova imposta chiamata IMU (imposta municipale unica) imposta che raggrupperà le attuali tasse comunali ICI, addizionale Irpef ecc. ed entrerà in vigore a partire dal 2014".
"Nello studio - si legge - sono stati sommati e stimati i gettiti derivanti dalle imposte immobiliari devolute sommate alla cedolare secca sugli affitti per ogni singolo Comune Capoluogo di Provincia (esclusi i capoluoghi delle regioni Friuli V.G. Trentino Alto Adige e Val D'Aosta) ed il dato ricavato è stato confrontato con i trasferimenti che ogni Comune si è visto assegnato per il 2010 (dati estratti da spettanze Enti Locali del Ministero dell'Interno)" e dimostra che "i cespiti immobiliari considerati producono un'entrata molto disomogenea da Comune a Comune e di conseguenza sarà assolutamente necessario un consistente fondo perequativo di ridistribuzione".
"In sostanza - conclude - dalle proiezioni appare chiaro che il meccanismo di devoluzione della fiscalità immobiliare come prevista dal D.Lgs. 292 rischia di non dare una risposta corretta alla necessità di riequilibrio nella ripartizione delle risorse tra i diversi Comuni".

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