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Bibite gassate: tassa porterebbe a "gravi ricadute occupazionali"

Bibite gassate: tassa si, tassa no. La determinazione del Ministro della Salute Balduzzi di tassare le bibite gassate divide il mondo del lavoro e della salute. Ma chi pensa che quei "soli" tre cent di aumento a bottiglia siano un'inezia, non immagina forse che potrebbero portare ad un "effetto domino" sull'occupazione nel settore.

Il Ministro della Salute Renato Balduzzi sembra sempre più convinto dell'opportunità di tassare le bibite gassate. Nella trasmissione "Prima di tutto" su Rai Radio 1 il Ministro solo qualche giorno fa rispondeva alle prime critiche, in primis quella che ragiona sul fatto che un aumento della tassazione sulle bibite gassate porterebbe ad una diminuzione dei consumi. "Se scoraggiare consumi significa promuovere uno stile di vita più razionale e sobrio non è un risultato malvagio; la preoccupazione economica non ha fondamento" diceva Balduzzi, spiegando che "si tratterebbe al massimo di un aumento di tre centesimi a bottiglietta". L'eventuale tassazione delle bibite gassate piace ovviamente al Governo, che prevede un gettito complessivo sui 250milioni di euro l'anno, piace agli ambienti di ricerca a stelle e strisce che, con le loro ricerche, dimostrano che un sovrapprezzo delle bibite gassate assicurerebbe un apporto minore di zucchero pro capite, piace alla "Società Europea di Cardiologia" che sarebbe anche favorevole, in linea di principio, a tassare il cibo spazzatura. Ma a chi non piace? Sicuramente non piace ad Assobibe e Mineracqua che rappresentano le industrie produttrici e che si sentono "discriminate" di fronte ad altri prodotti ben più "calorici", e vittime della voglia di "fare cassa" del Governo. Ma la tassa sulle bibite gassate potrebbe non piacere anche ai lavoratori, perché aumentare il costo delle "bollicine" potrebbe portare a dei risvolti negativi per quanto riguarda l'occupazione. Stefania Crogi, segretaria generale della Flai Cgil, il sindacato dei lavoratori del settore alimentare spiega: "La vicenda della tassazione sulle bibite gassate, di per sé può sembrare un provvedimento a tutela della salute dei consumatori. In realtà introduce un principio alquanto discutibile perché, un conto è definire le percentuali dei contenuti dei vari principi attivi nel prodotto, che tuteli la salute dei consumatori, ed un altro è tassare deliberatamente i prodotti". La tassazione sulle bibite gassate, sempre secondo Stefania Crogi porterebbe "ad un impatto negativo sull'occupazione di notevole dimensione, oltretutto in una fase di crisi dei consumi come quella che stiamo attraversando" oltre che "rischia di di squilibrare le normative europee a danno del sistema di trasformazione industriale del settore del nostro Paese, facendo venire meno la ricerca sulla innovazione dei prodotti al fine di renderli più sicuri ed ecocompatibili". La segretaria generale della Flai Cgil quindi avverte: "Questa nuova accisa porterebbe alla contrazione delle attività, un abbassamento della produzione e dei livelli occupazionali, penalizzando un settore strategico e importante per il made in Italy. Le misure da adottare sono altre, ad esempio un accordo con i produttori per ridurre i grassi e gli zuccheri nelle bevande".

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