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Aumenti benzina per finanziare FUS: una follia di cui nessuno è lieto

Il governo ha abolito la tassa che aumentava il biglietto del cinema di 1 euro, spostando l'aumento sull'accise dei carburanti. Insomma "se prima si trattava di una tassa pagata da un, pur se alto, limitato numero di consumatori, oggi riguarda tutti", spiega l'Aduc.

"Se prima si trattava di una tassa pagata da un, pur se alto, limitato numero di consumatori, oggi riguarda tutti" commenta esterrefatto, con un pensiero che sarà venunto in mente a milioni di italiani, Vincenzo Donvito presidente Aduc appena saputa la notizia dell'aumento dell'accisa sui carburanti. Il Governo, infatti, ha abolito la tassa di 1 euro sul biglietto del cinema, introdotta nel Milleproroghe, probabilmente non solo per le molte proteste ma per il possibile danno economico che ne sarebbe conseguito (il prezzo del biglietto è infatti già abbastanza alto, soprattutto in tempo di crisi). Ma allo stesso tempo ha cercato di riassorbire la perdita aumentando l'accisa sui carburanti "di uno o due centesimi", assicura Gianni Letta, ma che alla lunga sarà sicuramente molto più redditizia della tassa sul cinema. Se infatti, con uno scatto d'orgoglio, l'italiano avrebbe potuto protestare lasciando vuote le sale cinematografiche, risulta quasi impossibile non fare benzina. Inoltre, come ricorda l'Aduc, questa nuova tassa riguarderà proprio tutti (anche i non possessori di automobili) perché "l'aumento del prezzo dei carburanti significa anche aumento dei prodotti che vengono trasportati su gomma (praticamente tutti) e di tutti quei prodotti e servizi che hanno a che fare col consumo di carburanti (anche qui praticamente tutti)".
Anche il Codacons considera una "follia" l'aumento della accise da 1 o 2 centesimi sulla benzina "per finanziare la tax credit", a vantaggio del Fondo unico per lo spettacolo (Fus). "Considerati i prezzi attuali dei carburanti, giunti alle stelle, e la frequenza con cui un cittadino fa rifornimento - spiega Carlo Rienzi presidente del Condacons - un rincaro della benzina, seppur minimo, rischia di avere ripercussioni sul tasso di inflazione, con danni enormi per la collettività".
Gianni Letta, quindi, pare che si sia sbagliato, e di molto, pensando che l'aumento di uno o due centesimi sulla benzina sarebbe stato "un piccolo sacrificio che tutti gli italiani saranno lieti di poter fare". Anche perché sempre più spesso gli italiani sono chiamati a rinunce varie (che si traducono quasi sempre in aumenti) senza vedere però d'altro canto nessun tipo di miglioramento nei servizi pubblici, compresi quelli del settore artistico a cui saranno destinati questi soldi "sottratti" a molti italiani che da anni, ormai, non si possono permettere né di andare al cinema, né di andare a teatro né a nessun'altra manifestazione del settore perché o devono lavorare per arrivare alla fine del mese o devono continuare a cercarlo un lavoro. E non tutti aspirano a diventare nani e ballerine, come forse si vorrebbe in questo Paese.

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