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Non solo DNA, dall'impronta digitale si capirà il gender

L'impronta digitale dopo l'avvento dell'esame del DNA è passata di moda per incastrare il colpevole. Una nuova tecnica potrebbe però farla rientrare nelle valigette della scientifica: dalle impronte digitali con nuove tecniche si potrà scoprire facilmente se il sospettato è maschio o femmina, e cioè, in inglese, il gender.

Con l'evoluzione della tecnica forense e l'introduzione dell'esame del DNA anche a livelli mai visti (si pensi al caso Yara Gambirasio), la polizia scientifica ha messo un po' da parte la classica impronta digitale in favore dei popolari prelievi di acido desossiribonucleico. Eppure l'impronta digitale in una scena del crimine conserva molti dati emblematici che ancora devono essere approfonditi nella pratica scientifico-forense. Sulla rivista Analitical Chemistry è stato pubblicato l'articolo "Forensic Identification of Gender from Fingerprints" firmato da Crystal Huynh, Erica Brunelle, Lenka Halámková, Juliana Agudelo, e Jan Halámek, che spiega come dalle semplici impronte digitali, con pochi passi, si potranno presto individuare se chi ha lasciato l'impronta digitale è maschio o femmina. Si potrà quindi individuare il sesso del sospettato, che in inglese si dice "gender" (che in questo caso non c'entra niente con la "teoria del gender" nelle scuole).

La ricerca potrebbe rivoluzionare l'importanza di questa "ex prova regina" che sostanzialmente da un secolo ha visto la sua "immagine" immutata. Perché di immagine si tratta e si è sempre trattata in questo modo. Nel senso che l'evoluzione nella gestione forense dell'impronta digitale si è unicamente modernizzata nel riconoscimento "software" delle impronte grazie a banche dati e algoritmi specializzati. Oggi invece i ricercatori del dipartimento di Chimica alla State University of New York, University at Albany, hanno pensato bene di analizzare le tracce biochimiche all'interno dell'impronta digitale per capire il sesso del sospettato. Il procedimento è relativamente semplice: l'impronta viene "raccolta" con una pellicola di polietilene dalla superficie in cui è stata impressa, e si separano gli aminoacidi dai lipidi con una goccia di acido cloridrico diluito. I livelli di aminoacidi presenti vengono poi misurati con una cartina al tornasole a base di enzimi.

Niente spettrometria di massa, niente Abby Sciuto in laboratorio, ma solamente degli ingredienti semplici per una grande scoperta. Elementare Watson (non il computer dell'IBM, ovviamente, ma l'amico di Sherlock Holmes scritto da Arthur Conan Doyle), perché sono proprio gli aminoacidi ad essere la chiave del caso. Il sudore delle donne ha circa il doppio di aminoacidi rispetto a quello degli uomini. I ricercatori per ora hanno sperimentato la loro tecnica su una piccola serie di campioni di impronte e i risultati, circa il 99 per cento di successi, sono la base per una nuova ricerca (del colpevole) su vasta scala.

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