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ISS sfiorata da detriti spaziali. Astronauti rifugiati nella Soyuz

La monnezza è ovunque, anche nello Spazio. Lo "space trash" minaccia la Stazione Spaziale, gli astronauti si rifugiano nelle "scialuppe di salvataggio" Soyuz. Poi il centro di controllo trasmette lo "scampato pericolo" e tutto torna come prima. Sino al prossimo ritorno di un "pesante passato".

Lo Spazio è immenso, proprio come la concezione che l'uomo aveva del mare. Ma anche la propensione per l'"horror vacui" è senza fine nell'essere umano, così come la sua naturale inclinazione all'entropia. In questo modo, unendo i concetti, l'essere umano ha quindi la spiccata tendenza a riempire ciò che è "vuoto" di immondizia e di spazzatura. Dalle strade delle città in emergenza allo Spazio, nulla è abbastanza "vuoto" per non essere riempito di "mondezza". Ma ovviamente tutto torna, nel paradossale fiume del cambiamento e, come un boomerang sbeccato, un pezzo di plastica lanciato in mare cinquant'anni prima ce lo ritroviamo nello stomaco del pesce in tavola, come un "rottame spaziale" di qualche "Sputnik" mette in costante difficoltà le installazioni spaziali come la ISS (International Space Station). Ieri 28 giugno, il sistema "anti collisione" della ISS ha lanciato l'allarme per l'avvicinarsi di un piccolo oggetto non identificato, appartenente alla sterminata famiglia dei "detriti spaziali" che infestano le missioni del terzo millennio. I sei membri della ISS si sono dovuti "barricare" nelle due Soyuz "parcheggiate" sulla Stazione, progettate per essere usate come moderne scialuppe di salvataggio quando la nave (spaziale) potrebbe essere colpita (e affondata) da qualche bullone d'antan. I detriti avrebbero sfiorato la ISS ad una distanza di 335 metri alle 1208 GMT e l'equipaggio, passato l'allarme, dopo pochi minuti è potuto tornare al lavoro. Non si sa ancora niente sulla grandezza del detrito spaziale, in inglese chiamati "space debris", ma anche un piccolo oggetto superiore ad un centimetro (come d'altronde una micrometeorite), potrebbe arrecare seri danni alla ISS, non fosse altro per la depressurizzazione. Da considerare che prima di mettersi in salvo nelle capsule Soyuz, l'equipaggio della ISS ha chiuso tutti i portelli stagni della Stazione Internazionale. La NASA spiega che questo detrito spaziale è il "più vicino" che abbia mai sfiorato la ISS, anche se di tanto in tanto "capita", come analogamente era accaduto nel 2009 proprio sulla ISS (http://is.gd/zBhciS). Lo "space trash" (noto anche come "space junk" e "space waste") è un problema molto serio per ogni veicolo spaziale, dato che si calcola che solo il 10% degli oggetti in orbita siano satelliti funzionanti, mentre il resto sia solamente "spazzatura spaziale". Parti di missili, stadi di propulsione abbandonati, bulloni, antenne, circa 300 milioni di frammenti superiori al millimetro, secondo le stime, e ben mezzo milione di pericolosissimi detriti maggiori di un centimetro. Diversi sistemi monitorano l'immondizia spaziale, tra cui dei satelliti "appositi" come il Space-Based Space Surveillance (SBSS) e potentissimi radiotelescopi come quello di Yevpatoria (il gigantesco RT-70), ma non tutto può essere "controllato" e previsto. Come in questo caso.

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