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Francia, addio diritti? Valls: per Euro 2016 prorogare ancora stato di emergenza

Ormai la Francia sembra voler abdicare allo Stato di diritto a favore dello stato di emergenza, proclamato dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 ma che doveva durare solo fino a febbraio 2016. Il governo francese ha invece ripetutamente ridefinito ed esteso lo stato di emergenza per ben due volte e ora si appresta a farlo per la terza volta a causa degli Europei 2016 di calcio e del Tour de France.

Lo stato di emergenza in Francia, proclamato dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, doveva durare solo 3 mesi ma i più maliziosi erano fin da subito pronti a scommettere che Francois Hollande avrebbe colto l'occasione per restringere i diritti dei suoi cittadini. Esempio che magari, al prossimo attentato, sarebbe stato seguito da un altro Paese e poi, chissà, dall'Unione europea tutta.

Come direbbe Giulio Andreotti "a pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina" ed infatti lo stato d'emergenza in Francia non è cessato a febbraio 2016 come inizialmente previsto. Mentre pensa ad aprire dei veri e propri campi di concentramento, il governo francese ha infatti ripetutamente ridefinito ed esteso lo stato di emergenza per ben due volte, fissando al 26 maggio la data in cui la Francia sarebbe dovuta tornare ad uno Stato di diritto. Ma il primo ministro Manuel Valls ora si dice "preoccupato" per gli Europei 2016 di calcio e per il Tour de France ed annuncia una ulteriore proroga di due mesi dello stato di emergenza, fino a luglio (poi cosa succederà per giustificare un'altro rinvio?)

Le autorità europee non fanno altro che ripetere che i terroristi non riusciranno a cambiare lo stile di vita (pallone ed aperitivo?) dei cittadini dell'Unione ma a quanto pare non utilizza la stessa energia per evitare che a cambiare siano i diritti e le libertà personali. Eppure, ad inizio 2016, un gruppo di quattro esperti delle Nazioni Unite per i diritti umani ha invitato la Francia a non prolungare ulteriormente lo stato di emergenza.

Le misure speciali di emergenza permettono infatti alla polizia di condurre perquisizioni e indagini senza un mandato o un controllo giurisdizionale, anche di notte, e concedono poteri supplementari per mettere le persone agli arresti domiciliari al di fuori di un normale processo giudiziario. Lo stato di emergenza consente inoltre di vietare manifestazioni ed impone restrizioni alla libertà di espressione e al diritto alla privacy. Inoltre l'Assemblea nazionale francese ha adottato un emendamento che impone il blocco in Francia di qualsiasi sito web (compresi i social network come Facebook e Twitter), non solo ospitato su provider francesi. La Francia ina inoltre pensato di vietare le connessioni libere e condivise attraverso il Wi-Fi e l'utilizzo del sistema Tor.

La Lega dei diritti umani francese (Ligue des droits de l'homme o LDH) denuncia non solo l'ulteriore richiesta di estensione dello stato di emergenza ma anche l'integrazione di alcune disposizioni che andrebbero a rafforzare notevolmente i poteri del pubblico ministero e della polizia. LDH punta il dito inoltre contro il Parlamento che ormai si è ridotto ad una mera Camera di registrazione degli atti promulgati dal governo (ricorda un po' l'Italia).

La Lega dei diritti umani francese sottolinea infatti che l'atteggiamento del Parlamento "riflette il desiderio (del governo, ndr) di abituarsi a vivere sotto un regime, con la speranza che le donne e gli uomini di questo paese dimentichino che la difesa delle nostre libertà è lo strumento essenziale per combattere il terrorismo". La Lega dei diritti umani francese "chiama quindi tutti a non cadere in questa trappola". Ma si sa che il Parlamento è spesso lo specchio del popolo che, impegnato sì ma solo ad accarezzare lo smartphone, si dice in gran parte a favore dello stato di emergenza secondo gli ultimi sondaggi.

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