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USA: le spie venute dal freddo

La Casa Bianca cerca di calmare le acque dopo che le autorità americane hanno domenica arrestato 10 presunte spie russe e un undicesimo sospetto a Cipro. Putin aveva definito la polizia americana "fuori controllo".

La Casa Bianca cerca di calmare le acque dopo che le autorità americane hanno domenica arrestato 10 presunte spie russe e un undicesimo sospetto è stato fermato, e poi rilasciato su cauzione, ieri a Cipro.
Il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs (omonimo dell'infallibile Gibbs della serie televisiva NCIS) ha infatti ieri dichiarato che questi arresti non influenzeranno le relazioni e il nuovo inizio tra Stati Uniti e Russia, riferendosi ad intese prese nei confronti della Corea del Nord e soprattutto dell'Iran.
Parole che dovrebbero tranquillizzare il primo ministro russo Vladimir Putin, che aveva definito la polizia USA "fuori controllo".
Il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha poi dichiarato che le accuse di spionaggio sono del tutto infondate, precisando che gli accusati sono cittadini russi che non hanno mai agito contro gli Stati Uniti e i loro interessi.
Di diverso avviso l'America, che li accusa di spionaggio riguardo il programma nucleare statunitense e poi di aver raccolto informazioni su dei candidati che avrebbero dovuto entrare a far parte della CIA.
Il dipartimento di Giustizia USA ha poi reso noto che a dirigere le presunte spie sarebbe stata l'intelligence russa SVR, ordinandogli di assumere, una volta entrati negli Stati Uniti, false identità per mischiarsi tra gli americani.
Sembra quasi di essere tornati al tempo dei due blocchi, ed infatti il russo Sergei Lavrov si è chiesto "cos'abbia spinto il dipartimento della Giustizia USA a fare una dichiarazione pubblica nello spirito dello spionaggio della Guerra Fredda".
E pensare che solo pochi giorni fa il Presidente Barack Obama e quello russo Dmitri Medvedev erano seduti insieme a mangiarsi un hamburger.

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