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Iran condanna a morte spia della CIA. Sale tensione nel Golfo Persico

Prima l'inasprimento delle sanzioni USA, poi la minaccia dell'Iran di bloccare lo Stretto di Hormuz e la notizia di stare arricendo l'uranio. Infine, l'annuncio che un cittadino americano, ma di origine anche iraniana, è stato condannato a morte. I venti di guerra nel Golfo Persino sembrano tirare sempre più impetuosi.

I venti di guerra tra l'Iran e gli Stati Uniti non sembrano destinati a placarsi, e la notizia che un cittadino americano, ma con cittadinanza anche iraniana, sia stato condannato a morte da un Tribunale di Teheran perché considerato una "spia" della CIA non aiuta certo a mitigare le correnti. Dopo l'inasprimento delle sanzioni volute da Barack Obama, e la minaccia anche da parte dell'UE di bloccare le esportazioni di greggio, l'Iran ha dichiarato che avrebbe chiuso lo stretto di Homuz, punto di transito per un quinto del petrolio scambiato in tutto il mondo. Ieri poi l'annuncio, da parte del quotidiano ufficiale Kayhan, che l'Iran ha iniziato anche ad arricchiare l'uranio nell'impianto di produzione Fordo, costruito sul fianco di una montagna (al riparo quindi da un eventuale attacco) vicino alla città santa musulmana di Qom, a sud di Teheran. Secondo tali informazioni, l'Iran avrebbe arricchito l'uranio al 20 per cento, lontano quindi da quel 90 per cento necessario per costruire delle bombe atomiche ma sufficiente per potersi incamminare velocemente su quella strada, tanto che esperti americani spiegano che attualmente l'Iran sarebbe in grado di costruire un ordigno nucleare tra i sei e i dodici mesi. Il fatto poi che venerdì scorso gli Stati Uniti e Israele abbiano annunciato di progettare una massiccia esercitazione militare nel Golfo Persico, non tende naturalmente ad assicurare gli esperti di geopolitica. Sembra che tale esercitazione, denominata "Austero Challenge 12", vedrà la partecipazione di migliaia di soldati americani e israeliani e metterà alla prova più sistemi di difesa aerea contro i missili e i razzi in arrivo. Nel frattempo, il comandante navale per il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche avrebbe annunciato un secondo "wargame" nel Golfo Persico per il mese di febbraio, precisando che "sarà diverso" dalle esercitazioni ribattezzate "Velayat 90" ma non aggiungendo altri particolari in merito (leggi http://is.gd/6xnmq9). A chiudere il cerchio, la notizia che la Gran Bretagna starebbe inviando sofisticate navi da guerra nel Golfo Persico mentre fonti di intelligence israeliane riferiscono che una nave della Russia è ormeggiata nel porto di Tartus in Siria, nel Mediterraneo. Per questo motivo, la Francia avrebbe diretto una unità navale Forbin al largo di Tartus. La rottura definitiva tra Iran e Stati Uniti potrebbe quindi giungere nel caso in cui Amir Mirzai Hekmati, ex marine americano, fosse giustiziato come ha stabilito oggi un tribunale di Teheran. Hekmati, 28 anni, è stato "condannato a morte per aver collaborato con una nazione ostile, per la sua adesione alla CIA e per aver tentato di coinvolgere l'Iran nel terrorismo", riferisce l'agenzia di stampa Fars. Lo scorso 18 dicembre Amir Mirzai Hekmati era stato mostrato dalla televisione di Stato iraniana mentre confessava, in inglese e in lingua farsi, di essere stato inviato in Iran dalla CIA. Una confessione, talmente ricca di particolari, che lascia aperti molti dubbi sul fatto che sia stata rilasciata spontaneamente. L'accusa sostiene che Amir Mirzai Hekmati, nato in Arizona da una famiglia iraniana e arruolatosi nell'esercito nel 2001, sarebbe stato inviato nella base aerea USA di Bagram, in Afghanistan, per metterlo al corrente di informazioni d'intelligence riservate, necessarie una volta entrato a Teheran per la sua missione. Secondo i familiari, però, Hekmati sarebbe andato in Iran solo per visitare le nonne, spiegando che il giovane avrebbe lasciato l'esercito nel 2005 per mettere in piedi un'azienda di servizi linguistici e culturali per lavorare in stretto contatto con le truppe e preparare i militari alla comprensione delle diverse culture. La portavoce del Dipartimento di Stato USA, Victoria Nuland, fa sapere che gli Stati Uniti condannano "con forza questo verdetto", affermando come "le accuse che Hekmati abbia lavorato o sia stato inviato in Iran dalla CIA sono semplicemente false". Amir Mirzai Hekmati ha tempo venti giorni per fare appello alla sentenza.

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