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Cyberspionaggio: dietro anche la P4. Renzi spiato attraverso account Apple

Per il giudice delle indagini preliminari il cyberspionaggio condotto da Giulio Occhionero e dalla sorella Francesca Maria controllava l'intero sistema di potere italiano, anche attraverso un altro "gruppo di soggetti" al servizio di "interessi oscuri ed illeciti". Sembra inoltre che i dati rubati dai computer di politici e istituzioni venissero inviati ad indirizzi email emersi nell'inchiesta della P4. Matteo Renzi sarebbe stato invece spiato perché violato il suo account della Apple.

Cominciano a trapelare le prime informazioni sui due fratelli accusati di cyberspionaggio ai danni di politici, istituzioni, imprenditori e personaggi della finanza. Nell'ordinanza di custodia cautelare verrebbe sottolineato che Giulio Occhionero, 45 anni laureato in ingegneria nucleare, è legato "con gli ambienti della massoneria italiana". Risulterebbe infatti che nel 2013 Giulio Occhionero era Maestro Venerabile della loggia massonica "Paolo Ungari - Nicola Ricciotti Pensiero e Azione", che proprio quell'anno a quantro pare compiva 40 anni di vita. Quella di "Paolo Ungari - Nicola Ricciotti Pensiero e Azione" fa parte delle logge massoniche del Grande Oriente d'Italia.

Il giudice "ritiene che l'interesse che Giulio Occhionero nutre nei confronti dei suoi fratelli massoni possa essere legato a giochi di potere all'interno del Grande Oriente d'Italia come d'altra parte testimoniato dal tenore di alcune conversazioni oggetto di captazione".

Ed infatti pare che ad essere stato messo sotto controllo attraverso il malware EyePyramid fosse Stefano Bisi, il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia. Stando a quanto è finora trapelato, tra gli spiati eccellenti figurano poi Mario Draghi, presidente della BCE, gli ex premier Matteo Renzi e Mario Monti, Saverio Capolupo (comandante della Guardia di Finanza), Fabrizio Saccomanni (ministro dell'Economia e delle Finanze nel Governo Letta), Vincenzo Scotti, Ignazio La Russa, Fabrizio Cicchito, Piero Fassino, Daniele Capezzone, monsignor Ravasi (del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e del Consiglio di Coordinamento fra Accademie Pontificie), Mario Canzio (ex ragioniere generale dello Stato), Alfonso Papa, Paolo Bonaiuti (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri nei governi nel governo Berlusconi), Maria Vittoria Brambilla, Luca Sbardella, Vincenzo Fortunato, Paolo Poletti, Stefano Caldoro (ex presidente della Regione Campania), Domenico Gramazio.

Particolarmente grave il fatto che Matteo Renzi sarebbe stato spiato dopo che il malware EyePyramid avrebbe bucato la casella del suo account Apple matteorenzi@me, da cui si può accedere al contenuto riservato dell'iPhone dell'ex premier.

Da sottolineare, però, che per mesi più di un osservatore aveva criticato la "passione" di Renzi verso la Apple, non solo per la possibile pubblicità occulta che faceva alla multinazionale con base a Cupertino ma anche e soprattutto perché sembra che non utilizzasse il telefonino messo a disposizione dai servizi.

Davide Vecchi per il Fatto Quotidiano rivelava infatti che Matteo Renzi usava e forse usa ancora uno smartphone intestato alla Fondazione Open, l'ente che ha finanziato la sua ascesa politica dal 2012. A quanto pare, il computer di Renzi sarebbe stato infettato da un indirizzo email che sembrava riconducibile alle Poste Italiane.

Ad essere monitorati, però, anche i computer di molte istituzioni e tra gli obiettivi anche l'intero sistema informatico dell'Enav, intrastruttura considerata come "critica" e per questo monitorata dalla Cnaipic della Polizia Postale poiché attraverso di essa si possono ottenere informazioni su tutto il traffico aereo italiano (compresi voli di stato e militari, italiani e stranieri). E' proprio da una email sospetta arrivata all'addetto alla sicurezza dell'Enav, Francesco Di Maio, che parte l'indagine della polizia postale.

Sotto tiro, però, del cyberspionaggio anche siti come "istruzione.it, gdf.it, bancaditalia.it, camera.it, senato.it, esteri.it, tesoro.it, finanze.it, interno.it, istat.it, comune.roma.it, regione.campania.it, regione.lombardia.it, matteorenzi.it, partitodemocratico.it, pdl.it, cisl.it" ma anche "aceaspa.it, enel.it, eni.it, finmeccanica.com, fondiaria.sai.it".

Ma lo spionaggio compiuto da Giulio e dalla sorella Francesca Maria, 49 anni e laureata con lode in Chimica a La Sapienza di Roma, potrebbe collocarsi "in un più ampio contesto dove più soggetti operano nel settore della politica e della finanza secondo le modalità" adottate dagli Occhionero.

La Procura di Roma, infatti, ipotizza che l'intero sistema di potere italiano è tenuto sotto controllo da un "gruppo di soggetti" al servizio di "interessi oscuri ed illeciti". Dal 2011 all'agosto del 2016, i due fratelli avevano difatti schedato i computer di 18.327 target, ottenendo in 1.793 casi anche le password e dunque i relativi dati personali e riservati delle vittime "infettate". Tutti questi dati venivano poi archiviati meticolosamente, tanto da essere suddivisi in 122 campi di interesse ("politica", "affari", "massoneria", ecc).

Dalle indagini è poi emerso che "i dati carpiti dalle macchine compromesse venivano inviati in automatico a quattro indirizzi mail che risultavano emersi già nell'inchiesta della P4, dei pm Woodcock e Curcio nel 2011". Inoltre, i fratelli Occhionero sarebbero "coperti" da "una rete di contatti" che ha consentito loro "di acquisire informazioni riguardo al presente procedimento penale", come evidenzia il giudice.

Il gip inoltre sottolinea che "una volta dimostrata la segretezza di alcuni" documenti trapelati "e la loro pertinenza al settore politico e/o militare, già oggi altamente probabile, sarebbe inevitabile qualificare e ricondurre le azioni criminose nell'ambito dei delitti contro la personalità dello Stato (articoli 256 e 257 codice penale)".

© riproduzione riservata | online: | update: 10/01/2017

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