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Bambini affogati nella realtà virtuale. Da bimbominkia a smombie in un gadget

La realtà virtuale sta per diventare un obbligo per i bambini. Avere davanti agli occhi lo smartphone su un supporto cartonato (o tipo Gear VR) sta per diventare il prossimo "must". Da McDonald's a Coca Cola, per finire con Samsung si sprecano i gadget per costruire un Head-Mounted Display con lo smartphone. Da bimbominkia a smombie il passo è fatalmente breve.

La realtà virtuale sta prendendo possesso dei bambini. Ed essere posseduti dal demone di una realtà che non è quella reale, è certamente pericoloso. I più piccoli, già abituati ad avere davanti uno smartphone sin dalla culla, stanno infatti per immergersi totalmente nel mondo virtuale grazie a tecnologie tipo Oculus Rift. Tecnologie che stanno per invadere il mercato proprio come gli smartphone fecero con i loro piccoli e unti schermi tattili.

Per chi non avesse presente questo tipo di tecnologia "immersiva", può aiutarsi riportando alla mente quei vecchi visori stereoscopici di plastica, o di cartone, che le nonne portavano dai pellegrinaggi da Lourdes o Fatima. Quegli antichi souvenir permettevano, guardandoli in controluce, di vedere le fotografie e le immagini sacre con l'illusione della profondità. Oggi questi semplici oggetti si chiamerebbero "gadget" e la perifrasi "sull'illusione della profondità" sarebbe sostituita tout court dal troglodita sassone "3D".

La novità rispetto ai visori della nonna è che lo schermo non è più una foto o una pellicola d'acetato, ma uno schermo OLED a 16:9 (se è Oculus Rift) oppure lo schemo del proprio smartphone d'ordinanza, piazzato in orizzontale davanti agli occhi. Ovviamente in quest'ultimo caso, a meno che non si usi del nastro telato per fermarlo sul cranio, ci sono mille soluzioni a costo zero che le multinazionali, nel più puro e consueto disinteresse, stanno proponendo ai clienti di mezzo mondo. Tutto il packaging dei prodotti di più largo consumo si sta riprogettando per diventare una "intelaiatura" al fido telefonino.

Quando il telefonino, finalmente, è fisso davanti agli occhi, l'HMD (acronimo di Head-Mounted Display, questo diventa l'accrocco) consente di guardare contenuti 3D "immersivi" nel senso che l'utente può "guardarsi attorno" come se fosse al centro della scena (grazie alla "vecchia" tecnologia dei filmati VR). Gli HMD sono la nuova finestra della realtà virtuale, e il Mondo Nuovo ha deciso che i bambini (consumatori perfetti di oggi e perfetti consumatori del prossimo futuro) debbano essere scaraventati dentro.

Perché il futuro dell'essere umano, conforme, inquadrato ed incapace di vedere oltre il proprio naso (perché occupato da un HMD) è stato ben rappresentato da questa foto, dove il padrone del vapore di Facebook camminare a lato di una platea di centinaia di uomini e donne bendati dall'Oculus Rift (che non è neppure di prosciutto). Per comprendere la pressione che stanno subendo i bambini e i loro genitori così refrattari ad ogni moda (e qualsivoglia imposizione commerciale), si pensi all'emblematico caso svedese.

In Svezia, terra di frontiera, McDonald's distribuisce le scatole del gustoso sano ottimo ed abbondante "Happy Meal" in versione "Happy Goggles". Goggles in inglese non significa come sembrerebbe a prima vista "ubiquo e opaco motore di ricerca planetario" ma vuol dire "occhiali". Così in pochi passaggi (si veda il video "Happy Goggles - A virtual reality headset made from a Happy Meal Box") l'Happy Meal si trasforma in una scatola in cui infilare il proprio smartphone per trasformarlo in un visore di realtà virtuale. Il bambino dopo aver consumato il "felice pasto" (questo il significato di Happy Meal) potrà quindi anche consumarsi gli occhi con i "felici occhiali".

Ma per tuffarsi nella pura felicità dell'infanzia e della giovinezza, non si può non stappare una Coca Cola e invece di buttare il packaging, anche questo può diventare, secondo la multinazionale di Atlanta, motivo di contentezza. Coca Cola offre infatti nei suoi cartonati la possibilità di costruirsi un visore per realtà virtuale, grazie a fustellamenti ad uopo. Il video "Virtual Reality Viewer Made from Recycled Cardboard" con la gaia canzoncina standard (fatta di chitarrina e xilofonino dell'allegria, anche se manca purtroppo il fischiettare, tanto amato dai pubblicitari italiani), spiega come ottenere in poche mosse un Oculus Rift "fatto in casa". Il titolo dell'approfondimento sul sito di Coca Cola "Virtual Reality Check: Its Future Surrounds Us" (Dai un'occhiata alla realtà virtuale, il suo futuro ci circonda") sembra appena strappato all'ufficio stampa di Videodrome.

Se queste multinazionali che fanno dei bambini e ragazzi il loro perno commerciale sono così ossessivamente interessate che i "giovani" si mettano davanti agli occhi un telefonono per immergersi (o affogarsi) nella realtà virtuale, un motivo sicuramente ci sarà, e non è neppure così difficile da scoprire. Se una intera generazione è classificata come "bimbominkia", sarà molto più redditizio rendere smombie (cioè smartphone zombie) le nuove leve. Scollare i giovani dalla realtà vera per trasferirli in una realtà virtuale, significa togliere loro letteralmente la terra sotto i piedi, privandoli del mondo (e non di un mondo) che potrebbero cambiare.

Un uomo libero non potrà mai essere un consumatore perfetto. Come spiega la psicologa Maria Letizia Rotolo: "La realtà virtuale va innanzitutto distinta sia dalla realtà reale che dalla realtà immaginaria. Seguendo Lacan, la realtà reale - il reale - è la realtà concreta, inconoscibile, indifferenziata, al di là dell'ordine simbolico. La realtà immaginaria - l'immaginario - si colloca in una dimensione narcisistica, di rapporto dell'Io con se stesso, regno dell'immagine e dell'immaginazione, della lusinga e dell'autoinganno. La realtà virtuale, che non esiste se non per le proprie immagini, offusca la differenza tra immaginario e realtà reale, la quale esiste indipendentemente dalle proprie immagini".

I bambini di oggi, anche senza "realtà virtuale immersiva", vivono in un mondo dove gli è stato imposto il "social network" con i possibili problemi di sicurezza che ne conseguono (leggi "Hacktive Security: sorpresa di Magic Kinder? Bambini a rischio su FamilyDiary"), e dove come segnalava la Fimp (Federazione Italiana Medici Pediatri) rischiano di diventare "come giocattoli in vetrina" cioè "figli come spettacolarizzazione di se stessi e accessori dei propri desideri". Ed è forse quella dei pediatri la chiave di lettura che apre l'accesso delle multinazionali nel mondo delicato dell'infanzia.

I genitori che trattano i figli come giocattoli da mostrare, e li esibiscono come "spettacolarizzazione di se stessi" e come "accessori dei propri desideri" non potranno rinunciare ad esempio all'ultimo gadget Samsung. Dato che i genitori, come ricorda il conglomerato coreano, non sono presenti per leggere le favole della buona notte ai bambini, ecco l'invenzione del "Samsung Bedtime VR Stories". Si tratta di un'app che consente, come si vede nel video, alla bambina sola sul proprio lettino (che indossa un visore cartonato a forma di pinguino, dove all'interno c'è un Samsung Galaxy, ovviamente), di vivere una favola virtuale in compagnia della mamma (che sta a decine (o migliaia, fa niente) di chilometri di distanza sul suo lettone, indossando il suo Samsung Gear VR.

Ed ecco la magia dell'amore filiale e materno, che si uniscono in un mondo virtuale (eccolo qui, a 360 gradi1, un tantino angosciante) dove possono ascoltare una voce guida e scambiare due parole per la bunanotte. Prima che mamma si metta a dormire nel suo lettone da sola, e la bambina si metta a dormire nel suo lettino da sola. Samsung non garantisce però sogni d'oro. Perché una mamma, e questo anche una multinazionale lo sa, non può rimanere virtuale.

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