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Sinodo, Instrumentum Laboris: non c'è famiglia senza differenza sessuale

Mentre la maggior parte dei media mainstream mette in rilievo la presunta "apertura" della Chiesa verso le coppie di fatto, i divorziati risposati ed i gay, nell'Instrumentum Laboris, documento di lavoro in vista del Sinodo dei Vescovi de 4-25 ottobre 2015, evidenzia le "contraddizioni culturali che incidono sulla famiglia" ribadendo che questa non si può formare tentando di "rimuovere la differenza sessuale".

Presso l'Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede è stato presentato l'Instrumentum Laboris della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: "La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo" (Vaticano, 4 - 25 ottobre 2015). La maggior parte dei media mainstream mette in rilievo la presunta "apertura" della Chiesa verso le coppie di fatto, i divorziati risposati ed i gay. In realtà, il documento di lavoro pubblicato oggi riporta interamente la Relatio Synodi - testo conclusivo del precedente Sinodo sulla famiglia, svoltosi nel 2014 - integrato con la sintesi delle risposte al questionario proposto, nel corso dell'anno, dalla Segreteria sinodale a tutte le Chiese del mondo". In merito alla situazione dei divorziati risposati, nell'Instrumentum Laboris si legge: "(..) vanno ripensate le forme di esclusione attualmente praticate nel campo liturgico-pastorale, in quello educativo e in quello caritativo. Dal momento che questi fedeli non sono fuori della Chiesa, si propone di riflettere sulla opportunità di far cadere queste esclusioni. (..) È bene che questi cammini di integrazione pastorale dei divorziati risposati civilmente siano preceduti da un opportuno discernimento da parte dei pastori circa l'irreversibilità della situazione e la vita di fede della coppia in nuova unione, vengano accompagnati da una sensibilizzazione della comunità cristiana in ordine all'accoglienza delle persone interessate e vadano a realizzarsi secondo una legge di gradualità (cf. FC, 34), rispettosa della maturazione delle coscienze".

In merito alla possibilità che i divorziati risposati accedano ai sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia, sono due le idee che i vescovi intendono presentare al Sinodo. La prima riguarda "l'ipotesi di un itinerario di riconciliazione o via penitenziale, sotto l'autorità del Vescovo, per i fedeli divorziati risposati civilmente, che si trovano in situazione di convivenza irreversibile. In riferimento a Familiaris Consortio 84, si suggerisce un percorso di presa di coscienza del fallimento e delle ferite da esso prodotte, con pentimento, verifica dell'eventuale nullità del matrimonio, impegno alla comunione spirituale e decisione di vivere in continenza". La seconda "via penitenziale" riguarda invece "un processo di chiarificazione e di nuovo orientamento, dopo il fallimento vissuto, accompagnato da un presbitero a ciò deputato. Questo processo dovrebbe condurre l'interessato a un giudizio onesto sulla propria condizione, in cui anche lo stesso presbitero possa maturare una sua valutazione per poter far uso della potestà di legare e di sciogliere in modo adeguato alla situazione". Alcuni Padri sinodali hanno comunque "sostenuto che le persone divorziate e risposate o conviventi possono ricorrere fruttuosamente alla comunione spirituale" che è diversa da quella sacramentale. Per questo motivo il Sinodo cercherà i modi per "far emergere la peculiarità delle due forme e la loro connessione con la teologia del matrimonio".

Per quanto riguarda "l'apertura" ai gay, l'Instrumentum Laboris ribadisce soltanto ciò che viene detto anche nel Catechismo della Chiesa cattolica, e cioè che "gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza" e non devono essere discriminati. Allo stesso tempo, i Padri sinodali chiariscono che "non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia" e per questo denunciano come sia "del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all'introduzione di leggi che istituiscano il 'matrimonio' fra persone dello stesso sesso". I vescovi invece auspicano "progetti pastorali diocesani" che riservino "una specifica attenzione all'accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale e di queste stesse persone".

Interessante invece la riflessione sulle "contraddizioni culturali" presente nell'Instrumentum Laboris. I Padri sinodali rilevano infatti che "nei più diversi contesti culturali, la paura dei giovani ad assumere impegni definitivi, come quello di costituire una famiglia. Più in generale, si riscontra il diffondersi di un individualismo estremo che mette al centro la soddisfazione di desideri che non portano alla piena realizzazione della persona. - sottolineando - Lo sviluppo della società dei consumi ha separato sessualità e procreazione. Anche questa è una della cause della crescente denatalità. In alcuni contesti essa è connessa alla povertà o all'impossibilità di accudire la prole; in altri alla difficoltà di volersi assumere delle responsabilità e alla percezione che i figli potrebbero limitare la libera espansione di sé". Nell'Instrumentum Laboris quindi si legge: "Non poche sono le contraddizioni culturali che incidono sulla famiglia. Essa continua ad essere immaginata come il porto sicuro degli affetti più intimi e gratificanti, ma le tensioni indotte da una esasperata cultura individualistica del possesso e del godimento generano al suo interno dinamiche di insofferenza e di aggressività a volte ingovernabili. Si può menzionare anche una certa visione del femminismo, che ritiene la maternità un pretesto per lo sfruttamento della donna e un ostacolo alla sua piena realizzazione. Si registra poi la crescente tendenza a concepire la generazione di un figlio come uno strumento per l'affermazione di sé, da ottenere con qualsiasi mezzo. Si possono infine ricordare le teorie (del gender, ndr) secondo le quali l'identità personale e l'intimità affettiva devono affermarsi in una dimensione radicalmente svincolata dalla diversità biologica fra maschio e femmina". I vescovi quindi osservano: "Nello stesso tempo, però, si vuole riconoscere alla stabilità di una coppia istituita indipendentemente dalla differenza sessuale la stessa titolarità della relazione matrimoniale intrinsecamente legata ai ruoli paterno e materno, definiti a partire dalla biologia della generazione. La confusione non aiuta a definire la specificità sociale di tali unioni, mentre consegna all'opzione individualistica lo speciale legame fra differenza, generazione, identità umana. È certamente necessario un migliore approfondimento umano e culturale, non solo biologico, della differenza sessuale, nella consapevolezza che «la rimozione della differenza (…) è il problema, non la soluzione (Francesco, Udienza generale, 15 aprile 2015)".

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