le notizie che fanno testo, dal 2010

Relazione finale Sinodo 2015: nessuna comunione ai divorziati risposati e condanna a ideologia gender

Il Sinodo dei vescovi sulla famiglia si è chiuso e, nonostate i titoli dei media mainstream italiani, non c'è stata nessuna apertura alla comunione ai divorziati risposati. Inoltre, dal Sinodo è uscita una dura condanna contro l'ideologia gender precisando il diritto all'obiezione di coscienza da parte degli educatori. Infine, la Chiesa ribadisce come "inaccettabile" il fatto che "gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all'introduzione di leggi che istituiscano il 'matrimonio' fra persone dello stesso sesso".

Il sinodo dei vescovi sulla famiglia si è chiuso e, nonostate i titoli dei media mainstream italiani, non c'è stata nessuna apertura alla comunione ai divorziati risposati. Ed infatti, a 24 ore dalla chiusura il sinodo è stato come dimenticato da chi probabilmente nutriva la presunzione che la Chiesa avrebbe trasgredito "uno solo" dei precetti imposti dal Signore e insegnato "agli uomini a fare altrettanto" (Matteo 5,17-20). Nella Relatio Finalis del Sinodo, infatti, non viene nemmeno sfiorata la possibilità di dare le comunione ai divorziati risposati.

Nel paragrafo "Discernimento e integrazione" (Capitolo III, art. 84-86) si legge infatti solamente che "i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo" e che "la logica dell'integrazione è la chiave del loro accompagnamento pastorale, perché non soltanto sappiano che appartengono al Corpo di Cristo che è la Chiesa, ma ne possano avere una gioiosa e feconda esperienza". I Vescovi riuniti al sinodo precisano quindi che non basta ritenere in coscienza nullo un matrimonio, per accedere alla comunione. Pensando al Motu Proprio di Papa Francesco sulla riforma del processo canonico, i vescovi invitano quindi le diocesi oltre a promuovere "percorsi di discernimento e coinvolgimento di queste persone, in aiuto e incoraggiamento alla maturazione di una scelta consapevole e coerente" ad informare le coppie "sulla possibilità di ricorrere al processo di dichiarazione della nullità del matrimonio". Una parentesi è stata aperta anche "verso i fedeli che semplicemente convivono o che hanno contratto matrimonio soltanto civile" spiegando che "nella prospettiva della pedagogia divina, la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo imperfetto: invoca con essi la grazia della conversione, li incoraggia a compiere il bene, a prendersi cura con amore l'uno dell'altro e a mettersi al servizio della comunità nella quale vivono e lavorano". Viene altresì precisato che "quando l'unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico – ed è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove – può essere vista come un'occasione da accompagnare verso il sacramento del matrimonio, laddove questo sia possibile. Differente invece è il caso in cui la convivenza non sia stabilita in vista di un possibile futuro matrimonio, ma nell'assenza del proposito di stabilire un rapporto istituzionale".

Probabilmente a non piacere ai media mainstream anche il fatto che dal sinodo è uscita una dura condanna alla cosiddetta teoria del gender. Si legge infatti all'articolo 8: "Una sfida culturale odierna di grande rilievo emerge da quell'ideologia del 'gender' che nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un'identità personale e un'intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L'identità umana viene consegnata ad un'opzione individualistica, anche mutevole nel tempo. Nella visione della fede, la differenza sessuale umana porta in sé l'immagine e la somiglianza di Dio (cf. Gn 1,26-27)". I vescovi evidenziano inoltre che "in alcuni Paesi vengono perfino imposti dall'autorità pubblica progetti formativi che presentano contenuti in contrasto con la visione umana e cristiana: - chiarendo - rispetto ad essi vanno affermati con decisione la libertà della Chiesa di insegnare la propria dottrina e il diritto all'obiezione di coscienza da parte degli educatori".

Infine, nel ribadire "che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4)", i vescovi confermano che in merito ai "progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»" con il sinodo che "ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all'introduzione di leggi che istituiscano il 'matrimonio' fra persone dello stesso sesso".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: