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Veronesi: noi vogliamo spingere sigaretta elettronica, non fa venire cancro

Umberto Veronesi sostiene, in una intervista a RaiNews24, che le sigarette elettroniche non fanno venire il cancro e annuncia: "Noi vogliamo spingerle". Non è la prima volta che Umberto Veronesi spiega "che cosa non faccia male" alla salute: dalle "sicure" scorie radioattive all'uranio impoverito che "non fa niente" per passare alle 'ultime parole famose' "Cernobyl è qualcosa che non potrà più accadere". Una settimana dopo, ci fu il disastro di Fukushima.

"Il grosso vantaggio è che è una sigaretta, come dicono gli americani, tobacco free, libera dal tabacco, senza tabacco. E' quindi una persona può fumare perché la sigaretta è uguale alle altre, si accende, si aspira fumo, che poi è vapore acqueo, però dà la stessa gestualità e il piacere di avere in bocca una sigaretta, ma non fa venire il cancro" afferma sicuro l'oncologo Umberto Veronesi a RaiNews24 parlando delle sigarette elettroniche, aggiungendo anche: "Questo è il grande passo in avanti di questa sigaretta senza tabacco. Quindi noi vogliamo spingerla, perché se tutti i fumatori, teoricamente, passassero a questo tipo di sigaretta risparmieremmo non solo 30mila morti all'anno in Italia di cancro del polmone ma anche i 3 miliardi che costano per curarli".

Non è la prima volta che Umberto Veronesi spiega "che cosa non faccia male" alla salute. Per Veronesi, per esempio, le scorie radiattive non sembrano essere un problema a tal punto da immaginare di portarle nella propria camera da letto, tanto che Legambiente nel 2010, poco dopo tale affermazione, fece un blitz sotto il Ministero dello Sviluppo economico per augurare al professore "Sogni d'oro". Umberto Veronesi nel 2011, in visita all'ospedale Businco di Cagliari, partendo dalle paure di chi vive nell'area del poligono di Quirra e dalle indagini della Procura di Lanusei come scrive La Nuova Sardegna, affermò anche: "L'uranio impoverito non fa niente. Sono radiazioni alfa, con un range di un decimo di millimetro: uno se lo può anche mettere in tasca. Non è pericoloso".

Veronesi è anche un fervente sostenitore delle centrali nucleari anche perché, come ricorda Wikipedia, nel 2007 invitava gli italiani a superare lo "spauracchio ingiustificato" della tecnologia atomica, con la motivazione che tale fonte "non comporta rischi per la salute e l'ambiente". Quelle rilasciate a La Stampa il 3 marzo 2011, poi, potrebbero forse passare alla storia come le ultime parole famose di Veronesi, quando a Luca Ubaldeschi affermò: "Basta pensare che i due grandi incidenti nelle centrali nucleari hanno avuto una caratteristica comune: sono dipesi da errori umani. E' stato così a Three Mile Island, negli Usa, come a Cernobil - aggiungendo - Cernobil è qualcosa che non potrà più accadere". Appena una settimana dopo, esattamente l'11 marzo 2011, in Giappone ci fu un violento terremoto seguito da un altrettanto terribile tsunami, che ha distrutto la centrale atomica di Fukushima causando un incidente nucleare pari (se non peggiore) a quello di Chernobyl, tanto da essere classificato a livello 7 della scala Ines. Nella stessa intervista a La Stampa, Veronesi spiegò anche che "nessuno mai al mondo è morto per inquinamento da scorie", tanto che a stretto giro Ernesto Burgio e Angelo Baracca, membri del comitato scientifico della sezione italiana di una prestigiosa e nobile associazione internazionale, l'ISDE (International Society of Doctors for the Environment) replicarono all'oncologo sottolineando di essere rimasti "allibiti per la sicumera con cui il professore si lascia andare ad affermazioni prive di supporto scientifico, rischiando di banalizzare una tematica estremamente complessa e di condizionare con la propria 'autorità' l'opinione pubblica, sempre più costretta a subire l'offensiva mediatica della potente lobby nuclearista". Ma Umberto Veronesi, oltre alle sue posizioni sull'OGM, si è addentrato anche nel dibattito sull'EPO, ottenendo la replica del presidente del CONI Gianni Petrucci che nell'aprile 2011 chiarì: "Non condivido il suo pensiero. Come CONI, abbiamo la responsabilità di tutelare i giovani e rispettare le leggi".

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