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Uil Scuola a Renzi: battute sui sindacati non risolvono problemi della scuola

"Il Presidente del Consiglio nella conferenza di fine anno torna a parlare di precari, di immissioni in ruolo e con la solita battuta sui sindacati pensa di liquidare un tema importante come la scuola che resta ancora irrisolto" denuncia Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola.

"Il Presidente del Consiglio nella conferenza di fine anno torna a parlare di precari, di immissioni in ruolo e con la solita battuta sui sindacati pensa di liquidare un tema importante come la scuola che resta ancora irrisolto" denuncia Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola, dopo l'indignazione espressa anche da Lena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola, la quale ha sottolineato: "Il nostro sarà anche un paese di gufi, ma il premier ci ricorda piuttosto i pappagalli per l'ossessività con cui ripropone la storia dell'insegnante 'fuorviato' dal cattivo consiglio di un sindacalista". Replicando a Matteo Renzi, Turi invece evidenzia: "Chi non ha fatto domanda lo ha fatto per una propria scelta, scelta di cui avere rispetto e che non può rappresentare una sorta di punizione. L'immissione nei ruoli non è un terno all'otto da giocare in modo episodico. Le leggi sono fatte per trovare soluzioni generali ai problemi e alle persone, non per punirle. Le battute sui sindacati non funzionano più perché è la realtà dei fatti a renderle inutili. Stiamo cercando soluzioni, momento per momento, alle tante gravi incongruenze di una legge approvata in fretta e senza un vero piano di fattibilità".

"Ora, l'emergenza è costituita da migliaia di supplenti rimasti senza stipendio, tra qualche mese assisteremo a quella della mobilità del personale che senza un contratto adeguato adatto alla situazione eccezionale in atto rischia davvero di trasformarsi in un caos diffuso, con docenti trasferiti lontano da casa e senza l'ombrello di una supplenza" ricorda il sindacalista al premier, aggiungendo: "Ed ancora, a settembre, se non si interviene prima, con la chiamata diretta dei docenti, da parte dei dirigenti si rischia, come abbiamo già abbondantemente denunciato, una deriva autoritaria in scuole di tendenza senza confronto e dibattito". "Noi non siamo e non ci sentiamo gufi e ci sta a cuore la scuola del Paese che non è solo numeri, immissioni in ruolo, investimenti ma valori di libertà, pluralismo, democrazia, integrazione a cui lo stesso Presidente del Consiglio ha fatto e fa spesso riferimento. - conclude Turi - Sarebbe il caso di lasciare da parte le polemiche ed affrontare i problemi irrisolti - riporta al punto Turi - parlando delle persone che la buona scuola devono fare. Siamo ancora in tempo, speriamo che alla stagione delle battute segua quella della riflessione non pregiudiziale e di merito".

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