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Teoria gender a scuola: la strategia nazionale rischia di andare in tribunale

Nelle scuole sembra espandersi sempre di più la "Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere 2013-2015" nonostante questo non abbia alcun valore di legge. La "strategia" rischia di mutarsi in un insegnamento nella scuola, anche primaria, della cosiddetta "teoria del gender". La vicenda degli opuscoli scolastici intitolati "Educare alla diversità a scuola", redatti su commissione dell'Unar, inoltre potrebbe finire in tribunale, dopo un esposto alla Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio da parte dei Giuristi per la Vita.

Nelle scuole sembra espandersi sempre di più la "Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere 2013-2015", documento partorito dal Dipartimento per le Pari Opportunità, nonostante questo non abbia alcun valore di legge. La "strategia" ufficialmente mira a "contrastare il bullismo nelle scuole, con particolare riferimento al carattere omofobico e transfobico" ma rischia di mutarsi in un insegnamento nella scuola, anche primaria, della cosiddetta "teoria del gender". Come riassumeva Benedetta Frigerio su Tempi.it, i "percorsi sono delineati in tre libretti partoriti nell'ambito della nuova 'strategia nazionale' anti omofobia, affidata per decreto del governo Letta a 29 associazioni del mondo Lgbt e finanziata dai contribuenti con 10 milioni di euro" anche se "i volumi sono pressoché identici, con qualche variante per 'adattarli' ai diversi gradi di scuola: superiore, media inferiore ed elementare". In alcuni asilo nido e scuole materne comunali, inoltre, sono approdate delle fiabe dove si raccontano per esempio ai bambini di "due pinguini maschi allo zoo che diventano entrambi papà con l'arrivo di un uovo deposto da un'altra coppia".

L'Age Lombardia (Associazione Italiana Genitori) teme quindi che dietro questo obiettivo "di prevenzione di qualsiasi forma di discriminazione" possano esserci "scopi ben diversi". "Non possiamo accettare che la modalità affettiva dei genitori, comunemente conosciuta come base per la famiglia e la procreazione, sia considerata un 'pregiudizio' o sia messa alla pari con altre 'modalità', pur legittime a livello personale" sottolinea l'Age Lombardia, come riporta l'Avvenire. L'Age si rivolge quindi ai Presidenti dei Consigli d'Istituto di tutte le scuole lombarde per fornire gli strumenti legislativi e dar voce alle perplessità delle famiglie. Ma la vicenda degli opuscoli scolastici intitolati "Educare alla diversità a scuola", redatti dall'Istituto T.A. Beck su commissione dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale (Unar), ente governativo, rischia anche di andare in tribunale, visto che i Giuristi per la Vita hanno inoltrato un esposto alla Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio. Nell'esposto viene citata anche una dichiarazione di Maria Cecilia Guerra, ex vice ministro del lavoro e delle politiche sociali (Pari Opportunità), che precisò: "Non è accettabile che materiale didattico su questi argomenti sia diffuso tra gli insegnanti da un ufficio del Dipartimento Pari Opportunità senza alcun confronto con il Miur". Citato dai Giuristi per la Vita anche Gabriele Toccafondi, Sottosegretario al Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, che evidenziò: "Il fatto che gli opuscoli sulla diversità siano stati redatti dall'Unar e diffusi nelle scuole senza l'approvazione del Dipartimento Pari Opportunità da cui dipende, e senza che il Ministero dell'Istruzione ne sapesse niente, è una cosa grave, chi dirige Unar ne tragga le conseguenze - aggiungendo - L'Unar sembra voler imporre un'impronta culturale a senso unico destando preoccupazione e confusione su tutto il sistema educativo. Una materia così delicata richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio utilizzati, a maggior ragione visto che si rivolge a ragazzi di tutte le fasce di età".

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