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Riforma scuola: supplenze brevi a docenti ruolo. Verso fine graduatorie d'istituto

In attesa di conoscere nel dettaglio la riforma della scuola del governo Renzi, proseguono le anticipazione, che potrebbero mettere in agitazione i docenti, soprattutto quelli precari. Il sottosegretario Roberto Reggi, infatti, pensa di usare gli insegnanti di ruolo, e non i precari, per coprire le supplenze brevi. Una proposta che si inserisce nella strategia di eliminazione delle graduatorie d'istituto.

In attesa di conoscere nel dettaglio la riforma della scuola del governo Renzi, continuano a rincorrersi varie indiscrezioni in merito, che potrebbero mettere in agitazione gli insegnanti, soprattutto quelli precari. Il sottosegretario Roberto Reggi, dopo aver smentito di aver mai dichiarato l'intenzione di voler portare a 36 ore a settimana il lavoro degli docenti, conferma però che "l'orario di lavoro degli insegnanti dovrà comunque essere oggetto di revisione e contrattazione". A mettere in allarme i docenti in graduatoria d'istituto, però, è la proposta, da inserire nella riforma della scuola, di eliminazione delle supplenze brevi, normalmente assegnate agli insegnanti precari. Durante la trasmissione "Radio Anch'io" di Rai 1, Reggi avrebbe infatti anticipato l'idea di voler "usare gli insegnanti di ruolo" per coprire le supplenze brevi perché affidarle ai precari "non porta valore aggiunto, non si incardinano in un progetto educativo, ma col sistema mordi e fuggi dei supplenti". Adottare un tale metodo, ovviamente, potrebbe comportare la fine delle graduatorie d'istituto, obiettivo che tutti gli ultimi governi che si sono susseguiti hanno cercato di raggiungere. La nuova assegnazione delle supplenze brevi, infatti, potrebbe rientrare in quella strategia che Reggi ha anticipato a La Repubblica, che consiste nel prevedere un periodo transitorio, tra i 6 e gli 8 anni, per il reclutamento degli insegnanti, in cui metà dei posti disponibili andranno ai precari storici iscritti nelle graduatorie d'istituto e l'altra metà ai vincitori di concorso. In seguito, la cattedra verrebbe assegnata solo dopo il superamento di un concorso, sempre che l'aspirante docente abbia ottenuto una laurea 3+2 e superato l'annesso esame abilitante, come sembra prevedere il piano scuola del governo Renzi.

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