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Riforma della scuola: Renzi investe 3 miliardi per far crescere il PIL?

Matteo Renzi annuncia le linee guida per la riforma della scuola, che comprende l'assuzione di circa 150mila precari "storici". Solo per questi, il governo prevede un costo di circa 3 miliardi di euro. Ma se per il momento la riforma della scuola rimane solo su un pdf colorato, i soldi che verranno messi a bilancio potrebbero fa lievitare il PIL dell'Italia, visto che con il nuovo metodo di calcolo europeo il costo per la ricerca e lo sviluppo verrà tolto dalla voce "spese" ma entrerà in quella "investimenti".

Matteo Renzi annuncia le linee guida per la riforma della scuola, che dovrebbe in particolare assumere circa 150mila precari "storici", abolire le graduatorie ad esaurimento (GAE) e quelle di terza fascia, indire un concorso nel 2015 da 40mila posti per il triennio tra il 2016 e il 2019 e cambiare il metodo degli scatti che saranno non più per anzianità ma per merito. Tale riforma della scuola prevede, solo per l'assunzione dei 148.100 docenti, una spesa di circa 3 miliardi di euro, di cui 1 miliardo nel 2015 (perché si calcola solo il periodo da settembre a dicembre). Matteo Renzi precisa però che "il governo ha molto chiaro in mente che le risorse necessarie per realizzare tutto ciò non sono un costo. Quanto, piuttosto, un investimento". E in effetti, il premier ha perfettamente ragione. Mentre la riforma della scuola per il momento rimane solo sulla carta, quella però del pdf colorato scaricabile sul sito Passodopopasso.italia.it, e l'assunzione dei 150mila precari continua a rimanere viziata dalla solita "annuncite" di cui è affetto Renzi, il miliardo che il governo metterà a bilancio probabilmente nella legge di stabilità 2015 potrebbe far salire il PIL dell'Italia, visto che da ottobre cambierà la metodologia di calcolo dei bilanci degli Stati europei. Con il Sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Sec 2010), infatti, il costo per la ricerca e lo sviluppo verrà tolto dalla voce "spese" ma entrerà in quella "investimenti", non incidendo quindi negativamente sul PIL. Paesi come come la Svezia e la Finlandia, che da anni spendono molto nella scuola e nell'istruzione, potrebbero quindi veder schizzare anche di 5 punti percentuali in avanti il loro Prodotto Interno Lordo. L'Italia invece finora aveva sempre speso sotto la media europea in fatto di istruzione (nel 2003 l'analfabetismo funzionale era pari all'80%), mentre oggi il governo Renzi annuncia investimenti di ben oltre 3 miliardi di euro. A far lievitare il PIL italiano, inoltre, anche le spese per gli armamenti, che il nuovo metodo di calcolo considera "investimenti" tanto quanto quelli per l'istruzione. Ed infatti, il governo italiano ha deciso anche di "investirte" sui peshmerga curdi per combattere l'ISIS.

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