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Dopo cieli bui operazione freddo polare. Stop riscaldamento scuole Province

Dopo cieli bui, proposta del governo Monti per risparmiare corrente elettrica, potrebbe arrivare "l'operazione freddo polare", con lo spegnimento dei riscaldamenti nelle scuole delle Province: protesta lanciata dall'UPI contro i tagli previsti nella spending review.

Forse il neo presidente dell'Unione delle Province italiane (UPI), Antonio Saitta, si sarà ispirato alla famosa "operazione cieli bui" inserita dal governo Monti nella legge di stabilità, e per fortuna bocciata dalla commissione Ambiente, per ideare la protesta contro i tagli alle Province. L'operazione cieli bui, infatti, consisteva nello spegnere o affievolire, anche in maniera automatica, l'illuminazione in determinate strade o aree durante tutte o parte delle ore notturne, naturalmente per ridurre i costi dell'elettricità da parte dello Stato. La politica del governo Monti, infatti, appare incentrata soprattutto sui tagli, nonostante diversi osservatori, anche internazionali, fanno notare ai tecnici chiamati a salvare la Patria che solo gli investimenti producono crescita. L'esecutivo Monti non sembra però esserne così convito, ed infatti la spending review sancisce "tagli per 500 milioni per gli enti locali nel 2012 e di 1,2 miliardi per il 2013" come ricorda Antonio Saitta, che chiede a questo punto un gesto plateale di protesta. E così, dopo cieli bui arriva quella che qualcuno potrebbe ribattezzare "operazione freddo polare", perché il presidente dell'UPI propone a tutte le Province, in segno di protesta, di spegnere i riscaldamenti nelle scuole e aumentare le vacanze per gli studenti.

L'annuncio di più giorni di vacanza per gli alunni, in effetti, non pare aver suscitato troppo scalpore, forse anche perché in Italia la percentuale di analfabeti funzionali toccava già l'80% nel 2003 senza che da allora si siano attuate politiche adeguate di "contenimento" , visto che solo poche settimane fa il governo rendeva noto che c'è un "deficit formativo" della popolazione italiana con oltre l'80% della popolazione adulta che non raggiunge "il livello necessario per garantire il pieno inserimento nella società della conoscenza". Ma il pensare a migliaia di studenti e professori costretti in classe con cappotti, sciarpe e cappelli di lana sembra invece aver impressionato l'immaginario collettivo, prova che l'intuizione di Antonio Saitta ha colpito il segno, tanto che la proposta potrebbe davvero diventare realtà a breve, anche se ancora nulla è stato deciso. "Ora bisogna dire basta - insiste infatti il presidente dell'UPI - Bisogna aprire uno scontro con gli organi dello Stato: quando vediamo che le lobby si organizzano e vengono ricevute e noi che siamo un pezzo dello Stato no, ciò significa che dobbiamo alzare il tono". E abbassare i termosifoni.

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