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Crollo liceo: solo 1 condanna. Famiglia Scafidi: Vito "morto invano"

Su 7 imputati solo una condanna, e la delusione dei genitori di Vito Scafidi, morto a 17 anni a scuola, nel 2008, a causa del crollo di un controsoffitto del liceo Darwin di Rivoli, nel torinese, mentre un compagno è rimasto gravemente ferito.

Su 7 imputati solo una condanna, e la delusione dei genitori di Vito Scafidi, morto a scuola nel 2008 a causa del crollo di un controsoffitto del liceo Darwin di Rivoli, nel torinese. Il giudice monocratico del tribunale di Torino ha condannato infatti a quattro anni di reclusione e cinque anni di interdizione dai pubblici l'ex responsabile del servizio di edilizia scolastica della Provincia di Torino, mentre sono stati assolti gli altri tre funzionari della Provincia e i tre professori responsabili della sicurezza del liceo. Quel 22 novembre del 2008, oltre a rimanere ucciso il diciasettenne Vito Scafidi, è rimasto gravemente ferito anche un'altro studente, Andrea Macrì. L'uomo è stato condannato anche, in solido con la Provincia, a pagare 400mila euro alla famiglia della vittima, ma nonostante la soddisfazione del pm Raffaele Guariniello, i genitori di Vito Scafidi vedono la sentenza come una sconfitta. Guariniello da una parte sottolinea la rapidità del processo e il fatto che la "ricostruzione dell'evento è stata ritenuta fondata" ma spiega anche che "si è affermato un principio importante per cui la sicurezza nelle scuole deve entrare nelle priorità di tutti gli enti proprietari degli istituti", pur comprendendo che ad oggi è ancora "troppo bassa" e per questo si rischiano altri incidenti simili. Dall'altra parte il padre di Vito Scafidi evidenzia come invece il figlio "sia morto invano". "E' un brutto segnale al Paese" afferma Fortunato Scafidi, presente in tribunale al momento della lettura della sentenza con la moglie e l'altra figlia, Paola. "Ci aspettavamo giustizia - aggiunge il padre di Vito Scafidi (La Repubblica - http://is.gd/5SEu7V) - anche se neppure condanne di cento anni a testa ci avrebbero restituito nostro figlio. Ma almeno sarebbe stato un segnale. Così, invece, si continuerà a lavorare nello stesso modo, tanto ormai ci sarà la certezza che nessuno va in galera. Avevamo paura che nostro figlio fosse morto invano e infatti è stato proprio così". "Tutte le persone accusate - conclude Fortunato Scafidi - continueranno a lavorare nel settore pubblico e a prendere i loro stipendi. Per la morte di un ragazzo di 17 anni in una scuola una condanna a quattro anni in primo grado, che magari verrà ulteriormente ridotta o annullata in secondo, è troppo poco. Penso che quanto accaduto oggi sia deprimente per il futuro dei nostri ragazzi. Se si continua così il Paese va a picco".

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