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Bologna: scoppia polemica alle medie Besta per "classe ghetto" di stranieri

Scoppia la polemica alle scuole media Besta di Bologna, dove è sorta la "1° A sperimentale" composta unicamente da ragazzi stranieri di diverse nazionalità ed età che non parlano italiano e definita da qualcuno per questo come "classe ghetto". Parte del Consiglio d'istituto critica spramente l'introduzione di questa classe, mentre il preside replica: "Non è nata affatto come classe ghetto ma, al contrario, è stata istituita per integrare".

Polemiche alla scuola media Besta di Bologna, dove parte del Consiglio di istituto critica aspramente la formazione di quella che è stata definita come una "classe ghetto" perché composta unicamente da ragazzi stranieri di diverse nazionalità ed età (dagli 11 ai 15 anni) che non parlano italiano. La "1° A sperimentale" avrebbe infatti "il risultato immediato di dividere", come si legge in una lettera inviata al Coordinamento dei Consigli di istituto, con alcuni genitori che sottolineano come i questi alunni avranno come unico riferimento italiano solo l'insegnante "annullando tutte le potenzialità della educazione tra pari". Inoltre, il Consiglio d'istituto lamenta il fatto che questa classe sia stata formata senza che la dirigenza scolastica abbia consultato l'organo. A stretto giro replica il preside, chiarendo prima di tutto che "1° A sperimentale" delle scuole medie Besta di Bologna "non è nata affatto come classe ghetto ma, al contrario, è stata istituita per integrare, per dare una classe a ragazzi arrivati ad agosto in Italia e per evitare l'abbandono scolastico", spiegando che questi alunni "fanno diverse materie coi compagni delle altre classi, mangiano insieme e partecipano alle uscite assieme agli altri". Il preside aggiunge: "L'idea che ci muove è quella di insegnare loro l'italiano e, nel frattempo, fare in modo che si integrino". Il preside specifica che gli alunni stranieri sono sono stati inseriti con gli altri allievi, le cui classi si fanno a giugno, perché alle Besta sono arrivate 18 famiglie, intorno al mese di agosto, che avevano appena riavuto i figli col ricongiungimento familiare. Il preside conclude quindi: "Ho chiamato l'Ufficio scolastico e ho chiesto l'autorizzazione per le ore, che ho ottenuto, e ho chiesto agli insegnanti se volevano assumersi l'onere di un progetto di formazione e integrazione".

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