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Zamboni nello Spazio: la sua CCSVI sulla ISS con l'esperimento Drain Brain

L'Agenzia spaziale italiana ha presentato gli esperimenti scientifici (condivisi con l'ESA e la NASA) che l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti compirà a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, che raggiungerà il 23 novembre prossimo nell'ambito della missione Futura. Tra questi anche anche l'esperimento Drain Brain, progetto guidato dal professor Paolo Zamboni dell'Università di Ferrara, scopritore dell'Insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI).

L'Agenzia spaziale italiana ha presentato il 3 ottobre a Roma gli esperimenti scientifici (condivisi con l'ESA e la NASA) che l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti compirà a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, che raggiungerà il 23 novembre prossimo nell'ambito della missione Futura, che durerà in totale 6 mesi. Tra questi, ci sarà Drain Brain, progetto guidato dal professor Paolo Zamboni dell'Università di Ferrara, scopritore dell'Insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI), ritenuta possibile concausa di malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla. L'esperimento Drain Brain che condurrà l'astronauta Samantha Cristoforetti consisterà nel "quantificare il ritorno venoso cerebrale in condizioni straordinarie (assenza di gravità) e validare strumenti diagnostici che rappresentano una novità assoluta, e che, una volta 'atterrati in ambulatorio' potranno essere utilissimi per le persone malate di insufficienza venosa cronica cerebrospinale ma anche per pazienti cardiopatici" come spiega in una nota l'Associazione CCSVI nella SM. L'esperimento Brain Drain vuole comprendere meglio la fisiologia del cervello. Poiché sulla terra la forza di gravità è uno dei meccanismi principali che riporta il sangue dal cervello al cuore, l’assenza di gravità è condizione ideale per meglio comprendere i fenomeni di adattamento fisiologico e identificare possibili variazioni cronobiologiche del flusso sanguigno. Con Drain Brain (il cui project manager è Angelo Taibi, dipartimento fisica e scienza della terra università di Ferrara) sono state proposte due novità assolute in tema diagnostico: il pletismografo (collare pletismografico), un dispositivo assolutamente non invasivo e non operatore-dipendente, e la stesura di un tracciato giugulare sincronizzato con l’elettrocardiogramma, "per derivare non invasivamente la pulsatilità giugulare e caratterizzare la finzione cardiaca". Paolo Zamboni, responsabile del progetto per l'ASI e la NASA, sottolinea che i risultati dell'esperimento potranno "diventare il ‘gold standard’ per la diagnosi di CCSVI", patologia di cui non può essere più negata l'esistenza. Dopo la pubblicazione dei protocolli per la diagnosi corretta, gli orizzonti sulla CCSVI si ampliano infatti ora fino a raggiungere lo Spazio. Il presidente dell’Asi Roberto Battiston sottolinea infatti che Drain Brain, insieme agli altri esperimenti scientifici sono stati selezionati "in quanto straordinariamente importanti e potenzialmente decisivi, e per questo rappresentano la nostra sfida: stimolare la loro riproducibilità dei loro preziosi risultati, con l’obiettivo di tradurli in miglioramenti della quotidianità delle persone". E chissà che la missione di Samantha Cristoforetti non riservi in "futuro" anche la prova scientifica del collegamento tra CCSVI e sclerosi multipla.

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