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Sclerosi Multipla: si rafforza teoria Zamboni su CCSVI causa della SM

La CCSVI aumenta di nove volte la probabilità di sviluppare una forma precoce di Sclerosi Multipla (SM). I dati incominciano a "uscire" e a dare ragione a Paolo Zamboni, Responsabile Centro malattie vascolari Università di Ferrara, sull'importanza della sua scoperta.

Continua con una ennesima vittoria il percorso ad ostacoli sull'affermazione definitiva della cosiddetta "Big Idea" di Paolo Zamboni, ovvero la scoperta della CCSVI (Insufficienza venosa cronica cerebrospinale) connessa alla Sclerosi multipla. La scoperta di Zamboni continua infatti, a dispetto di tutti gli "sgambetti", ad avere riscontri in tutto il mondo. Come sempre è molto importante "ripassare" che cosa sia la CCSVI, ed è proprio la CCSVI nella Sclerosi multipla ONLUS, l'associazione che con determinazione e coraggio supporta "il movimento di malati che, a partire dalla pubblicazione della ricerca del Prof. Paolo Zamboni e del Dott. Fabrizio Salvi, in pochi mesi si è manifestato in internet" a spiegarlo. L'associazione nella sua pagina di FAQ (http://is.gd/3u1bgr) spiega così la CCSVI: "Il termine di Insufficienza Venosa Cerebro-Spinale Cronica (in inglese CCSVI) descrive una patologia del sistema venoso. A causa di queste malformazioni che determinano un restringimento delle principali vene cerebrospinali, l'organismo non è in grado di drenare efficacemente il sangue dal cervello e dal midollo spinale. Gli studi condotti dal professor Paolo Zamboni e dal dottor Fabrizio Salvi e in seguito confermati dallo studio del dottor Zivadinov dell'Università di Buffalo in America, hanno portano a suggerire che la CCSVI sia fortemente associata alla SM. La CCSVI sembra contribuire alla formazione dei danni del sistema nervoso centrale che caratterizzano la malattia". Ora, nell'analisi dei dati relativi a questa patologia, c'è una novità importantissima: "La CCSVI aumenta di nove volte la probabilità di sviluppare una forma precoce di Sclerosi multipla (SM)", come comunica Gisella Pandolfo, Presidente Associazione CCSVI-SM Onlus. Il fatto è che questa "novità" in realtà non lo è per davvero, dato che, in realtà, questo dato oggettivo, era "sepolto" (qualcuno dice maliziosamente in rete anche "insabbiato") tra i dati, tanto da far scrivere a Gisella Pandolfo che: "le modalità e i tempi con cui esso è emerso dimostrano, ancora una volta, come non tutti gli interlocutori di questo appassionante confronto si comportino in modo limpido e inattaccabile, cosa profondamente ingiusta in presenza di una malattia altamente invalidante che colpisce, solo in Italia, 60.000 persone, la maggior parte giovani adulti". Continua il presidente Presidente Associazione CCSVI-SM Onlus: "La cosa incredibile è che un risultato di questa portata sia rimasto nell'ombra per molti mesi, perché lo stesso autore dello studio che lo ha prodotto, Claudio Baracchini (Dipartimento di Neuroscienze Università di Padova), non solo non lo ha rilevato, ma ha tratto conclusioni di segno opposto, provocando autorevoli critiche da parte di Robert Zivadinov (Direttore Centro analisi Neuroimmagini, BNAC, Università di Buffalo). Adesso un altro studioso, Giampiero Avruscio (Responsabile Angiologia Ospedale S.Antonio di Padova) esplicita il risultato finora 'silente'". Per questo, sottolinea Gisella Pandolfo: "Si rafforza così la teoria di Zamboni, secondo cui la CCSVI può essere una delle cause della SM".

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