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Sclerosi Multipla: dallo Spazio alla Terra, disponibile telemedicina Zamboni per la CCSVI

Samantha Cristoforetti sulla ISS è stata la "cavia" eccellente del Professor Paolo Zamboni (UNIFE) per il primo test nello Spazio di un particolare "collare" che, con i suoi sensori, fornisce risposte oggettive sull'insorgenza della CCSVI rispetto alla "interpretabile" ecografia sulla vena giugulare. Ora la Onlus CCSVI nella Sclerosi Multipla lancia un progetto per "sostenere e finanziare la progettazione di un Programma di Telemedicina per diagnosi d'Insufficienza Venosa Cronico Cerebrospinale".

L'associazione "CCSVI nella Sclerosi Multipla - ONLUS" fondata per "coordinare e sostenere la ricerca rivolta alla prevenzione, diagnosi e cura della Sclerosi Multipla con particolare riferimento alle sue connessioni con l'Insufficienza Venosa Cronica Cerebro - Spinale (CCSVI)" si lancia in una nuova ed importante iniziativa, quella di portare a tutti i malati di questa patologia la stessa tecnologia che Samantha Cristoforetti ha utilizzato nella Stazione Spaziale Internazionale. Solamente poche settimane fa la NASA rilanciava "Drain Brain", l'esperimento spaziale di Paolo Zamboni che consisteva nel misurare delle precise funzioni vitali dell'astronauta italiana, attraverso degli apparecchi inventati dallo stesso professore dell'Università di Ferrara. La strumentazione consisteva in un sistema di pletismografia estensimetra non invasiva e cioè di un sensore che si "aggancia" al collo e che è stato usato nel 2012 per valutare il deflusso cerebrale per confrontare i soggetti sani con i pazienti affetti da sclerosi multipla. Il pletismografo (o collare pletismografico), permette la stesura di un tracciato giugulare sincronizzato con l'elettrocardiogramma, per ricavare non invasivamente la pulsatilità giugulare e caratterizzare la funzione cardiaca. Questo sistema di sensori è stato ideato soprattutto per evitare la confusione e le controversie che l'uso dell'ecografia ha inevitabilmente generato sulla diagnostica della CCSVI, dato che tale tecnica è evidentemente legata alla perizia e alla formazione dell' operatore. Inoltre la vena giugulare essendo in continuo movimento pulsante (non ovviamente regolare essendo il suo pulsare legato a molteplici fattori come pressione, ciclo cardiaco, respirazione, eccetera) e non essendo a sezione circolare ma ellittica, aveva la necessità, per la diagnosi della CCSVI, di uno strumento "operatore indipendente" che fosse un po' come la lettura di un elettrocardiogramma. Un'oggettiva sequenza di valori.

Ed ecco che la nuova invenzione "spaziale" del Prof. Zamboni (talmente resistente da essere scamapata addirittura ad una esplosione del razzo vettore Antares) potrebbe essere a disposizione di ogni paziente, almeno questa la sfida dell'associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla. "Portare sulla terra e rendere accessibile a tutti le tecnologie di diagnostica avanzata sviluppate all'interno dei programmi spaziali dall'astronauta Samantha Cristoforetti", scrive la CCSVI nella SM. "Un concreto sostegno alla ricerca attraverso l'erogazione di un servizio diagnostico innovativo non invasivo ed economico a tutti i pazienti ovunque essi si trovino". L'obbiettivo è ambizioso come spiega ancora l'Associazione: "Ci siamo impegnati a sostenere e finanziare la progettazione di un Programma di Telemedicina per diagnosi d'Insufficienza Venosa Cronico Cerebrospinale. Il progetto consiste nel dotare alcuni centri distribuiti sul territorio nazionale delle nuove tecnologie diagnostiche sviluppate recentemente presso l'A.O. Universitaria di Ferrara e testate in orbita nell'ambito dei programmi spaziali governativi. I dati raccolti dai poli periferici confluiranno, per via telematica, presso il Centro di Eccellenza Diagnostico di Ferrara per essere analizzati". Interessante anche il lato economico dell'iniziativa dato che gli esami con questa patologia saranno a "costi molto bassi rispetto ai test diagnostici attuali". "Il progetto permetterà di superare l'attuale situazione sulla diagnosi di CCSVI spesso non possibile nei centri pubblici", continua la CCSVI nella SM Onlus "e che obbliga i pazienti a rivolgersi a operatori spesso privi di adeguata esperienza diagnostica". Sono stati lanciati anche degli hashtag specifici per i social network: #telemedicinaccsvi, #astromedicina, #astroccsvi.

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