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Nautilus Salute, Bavera: CCSVI esiste. La strada lunga e tortuosa di Zamboni

La rivista scientifica Nautilus Salute ha pubblicato un articolo divulgativo a firma del dott. Pietro Maria Bavera intitolato "CCSVI, a Long and Winding Road". La strada lunga e tortuosa a cui fa riferimento il dottor Bavera, citando la celebre canzone dei Beatles composta da Paul McCartney, è quella che sta percorrendo il professor Paolo Zamboni per veder riconosciuta la sua teoria che vuole la CCSVI (Chronic Cerebro Spinal Venous Insufficiency) legata all'insorgenza della sclerosi multipla.

La rivista scientifica Nautilus Salute ha pubblicato questa settimana (Anno VIII - N. 1, 2014) un articolo divulgativo a firma del dott. Pietro Maria Bavera intitolato "CCSVI, a Long and Winding Road". La strada lunga e tortuosa a cui fa riferimento il dottor Pietro Maria Bavera, citando la celebre canzone dei Beatles composta da Paul McCartney, è quella che sta percorrendo il professor Paolo Zamboni, chirurgo vascolare dell'Università di Ferrara, per veder riconosciuta la sua teoria che vuole la CCSVI (Chronic Cerebro Spinal Venous Insufficiency) legata all'insorgenza della sclerosi multipla. Il dottor Bavera, nel suo articolo, sottolinea "lo schieramento dei neurologi da anni si occupa, giustamente, della cura della malattia sclerosi multipla (SM), mentre Zamboni sostiene poter aver individuato una delle cause della malattia SM, perciò non la cura di per sè". Ma tale approccio, porta anche alla rottura tra Zamboni e "una forte maggioranza di neurologi", anche se Bavera ricorda come siano "di recente usciti due articoli su riviste autorevoli che mettono persino in dubbio l'efficacia" delle terapie che mirano "soprattutto ad inibire lo sviluppo della malattia e dei suoi micidiali danni" (Shirani A, Zhao Y, Karim ME, Evans C, Kingwell E et Al. Association between use of Interferon Beta and progression of disability in patients with relapsing-remitting multiple sclerosis; Bermel RA, You X, Foulds P et Al. Predictors of long-term outcome in multiple sclerosis patients treated with interferon beta).

"La teoria, sostenuta da Zamboni, riguarda una probabile causa ed è invece ostacolata in molti modi, ad iniziare dalla difficoltà nel reperire sia i fondi economici che il sostegno di specialisti neurologi che dovrebbero partecipare alla ricerca stessa" precisa quindi il dottor Bavera. Anche se "un gruppo di esperti medici italiani, soprattutto chirurghi vascolari e neuroradiologi interventisti, ha iniziato ad occuparsi del problema" tuttavia, evidenzia Bavera, "non si è mai creato il presupposto per costruire una sorta di registro nazionale del lavoro svolto, né tantomeno furono stese linee guida su come comportarsi nella fase stessa dell'intervento oltre che nei giorni o settimane a seguire". Bavera ricorda quindi come "in questa situazione piuttosto confusa, gli oppositori della 'Teoria' (Zamboni, ndr) si sono compattati ed organizzati, allestendo uno studio, l'ormai noto CosMo, con esito: 'non esistono rapporti tra alterazioni del flusso ematico dei vasi del collo, la cosiddetta CCSVI, e la sclerosi multipla', (...) pubblicato sul Multiple Sclerosis Journal e finanziato da l'Associazione Italiana Sclerosi Multipla-AISM con la sua Fondazione FISM". Il dottor Bavera ricorda però che "lo studio CosMo è nato a seguito di una divergenza di un progetto di ricerca che avrebbe dovuto vedere uniti sia Zamboni che AISM. La divergenza di diversi fattori interpretativi dell'esame diagnostico strumentale, cioè l'eco-doppler, ha comportato la rottura per lo studio congiunto". "A essere obiettivi fino in fondo, - prosegue Bavera - lo studio CosMo è stato portato avanti con grandi disponibilità economiche mentre il Prof. Zamboni ha deciso di intraprendere, tra mille ostacoli e minori risorse economiche, uno studio autonomo denominato Brave Dreams (BRAin VEnous DRainage Exploited Against Multiple Sclerosis)" cioè "sfruttare il drenaggio venoso contro la sclerosi multipla". L'articolo pubblicato su Nautilus Salute prosegue sottolineando come nel frattempo, siano "stati pubblicati in tutto il mondo articoli e studi che confermerebbero la Teoria Zamboni".


Il dottor Pietro Maria Bavera spiega quindi che "volendo immaginare una situazione simile a quello che accade al sistema venoso profondo degli arti inferiori in una condizione di insufficienza venosa cronica ma trasportato ai vasi del collo, ci si potrebbe avvicinare a capire meglio la CCSVI. - chiarendo - Allora, pensando ai vasi del collo, come medici abitualmente ci poniamo il problema del sangue che deve entrare nella testa, ma poca attenzione è solitamente dedicata a quello che esce dalla scatola cranica. Eppure viene logico pensare che questo meccanismo deve o dovrebbe essere in perfetta parità, tanto entra e tanto esce. Qui sta, in termini piuttosto semplificati, il nocciolo della questione: in una consistente percentuale di malati affetti da patologie neurologiche degenerative progressive, il bilancio è nettamente a sfavore della corrente ematica in uscita". Nell'articolo il dottor Bavera ammette quindi che "i risultati degli ECD (ecocolordoppler, ndr) sono troppo spesso contrastanti tra loro. - aggiungendo - Purtroppo questo è un limite importante ad una osservazione frequente. Va ricordato come questo esame non sia puramente macchina-dipendente bensì in gran misura dipenda dall'operatore che si dovrebbe poi anche confrontare con lo specialista che eventualmente interverrà. L'esame di diagnosi per CCSVI diventa quindi, in alcuni casi, ancora più complicato poiché si potrebbero aggiungere delle manovre ulteriori a quelle, prevalentemente legate a fasi diverse del respiro, previste dal protocollo di Zamboni".

Bavera, dottore di Chirurgia Vascolare e Angiologia (Fondazione Don Gnocchi e Medick-Up Lab, Milano) precisa infine che la "CCSVI sta incontrando condizioni di positività in diverse altre patologie neurologiche progressive, e conseguenti risultati anche per alcuni di questi malati che sono stati trattati". In conclusione, il dottor Bavera si dice convinto che non solo dell'esistenza della CCSVI ma precisa che è anche "probabile che si tratti di patologia ancora più complessa e con maggiori varianti rispetto ai quadri con i quali siamo partiti tre anni fa" auspicando che "finché esisteranno le patologie vascolari dovranno esserci le condizioni ideali per curarle, senza preclusioni verso le terapie farmacologiche affiancandole eventualmente procedure interventistiche più o meno invasive".

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